▾ G11 Media: | ChannelCity | ImpresaCity | SecurityOpenLab | Italian Channel Awards | Italian Project Awards | Italian Security Awards | ...

Gabbie negli allevamenti: Essere Animali lancia una proposta di legge per chiedere il divieto

Pubblicato il: 17/03/2026
Autore: Redazione GreenCity
L’associazione ha depositato in Cassazione una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate, con l’obiettivo di chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE.

A partire da oggi sulla piattaforma dedicata del Ministero della Giustizia sarà possibile firmare una proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere l’introduzione del divieto all’uso delle gabbie per tutte le specie allevate su tutto il territorio italiano. A lanciare la raccolta firme è Essere Animali, associazione che da oltre dieci anni lavora per la tutela degli animali allevati, e che con la sua nuova campagna Gabbie Vuote intende promuovere la transizione al cage-free e ridurre le sofferenze di 40 milioni di animali che ancora oggi vivono rinchiusi in gabbia negli allevamenti italiani. 

La proposta di legge è stata depositata alla Corte Suprema di Cassazione il 12 marzo scorso insieme a The Good Lobby e a persone della società civile che provengono da mondi e sensibilità diverse come l’atleta olimpionico Riccardo Bugari e la fumettista Zuzu. L’obiettivo è raccogliere almeno 50.000 firme entro settembre in modo da chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE.

Negli attuali sistemi intensivi di produzione alimentare l’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale. Gli animali, confinati in spazi ristretti, non possono esprimere comportamenti naturali fondamentali come muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare o socializzare in modo adeguato. Questa limitazione provoca stress cronico, frustrazione e spesso anche problemi fisici, come lesioni o maggiore fragilità ossea, tutti fenomeni ampiamente documentati anche dai pareri scientifici dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare in Europa (EFSA). 

«Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di europei hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei ‘End the Cage Age’, per chiedere di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti» spiega Chiara Caprio, responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali, «Le loro richieste sono state tradite dalle istituzioni europee, che ancora non hanno avviato un percorso preciso, pubblico e trasparente per vietare in tutta l’UE una pratica considerata incompatibile con il rispetto del benessere animale. Oggi, grazie all’avvio della raccolta firme promossa da Essere Animali, si apre in Italia una nuova strada in cui il nostro Parlamento potrà decidere di andare incontro alle istanze della collettività e sopperire alle mancanze dell’Europa. Riteniamo che in questa fase storica di incredibile stallo a livello europeo, sia importante che le singole nazioni inviino segnali importanti verso un cambiamento urgente e necessario anche nel nostro Paese, così come già fatto in altri Paesi europei».

Nel 2012 la legislazione comunitaria ha vietato l’utilizzo delle gabbie convenzionali per le galline ovaiole in tutta l’Unione Europea, mentre Paesi come Austria e Lussemburgo hanno introdotto un divieto anche per quelle arricchite. Pur non avendo ancora introdotto un divieto formale, in Svezia non vengono più allevate galline per la produzione di uova in gabbia grazie alla transizione del settore produttivo, mentre in Germania è prevista una eliminazione completa entro il 2026–2029. La Francia ha vietato la costruzione di nuovi allevamenti con le gabbie per le galline ovaiole a partire dal 2018, mentre Repubblica Ceca e Slovenia hanno entrambe introdotto il divieto che entrerà in vigore rispettivamente nel 2027 e nel 2029.

Anche nel caso delle scrofe diversi Paesi hanno già vietato l’utilizzo delle gabbie. La Svezia ad esempio ha vietato tutte le gabbie per le scrofe già nel 1994 e in Danimarca le gabbie di gestazione e quelle di allattamento saranno vietate a partire rispettivamente dal 2035 e 2041. In futuro, il divieto di gabbie per le scrofe entrerà in vigore nel 2033 in Austria, nel 2035 in Finlandia e in Germania, mentre i Paesi Bassi stanno gradualmente abbandonando il ricorso alle gabbie durante tutte le fasi del ciclo produttivo. 

In Italia oggi è davvero difficile sapere se un prodotto proviene da filiere cage-free o meno, a eccezione delle uova fresche per le quali è obbligatoria l’indicazione in etichetta. Sono molte le aziende italiane a essersi impegnate a non utilizzare più uova provenienti da galline allevate in gabbia, tuttavia nelle altre filiere i progressi sono molto più ridotti. Nel caso delle scrofe, sono ancora poche le aziende produttrici ad aver iniziato la conversione per eliminare le gabbie e i prodotti di queste filiere sono quasi tutti destinati all’export. Nessuno dei marchi più rinomati di salumi e affettati, ad esempio, vende sul mercato italiano prodotti da scrofe non in gabbia. Per i conigli va ancora peggio, i quali per oltre il 90% sono allevati in gabbia.

«In Italia, secondo l’ultimo Eurobarometro sul benessere animale, oltre il 90% degli italiani è favorevole al divieto dell’allevamento di animali in gabbia. La politica non può ignorare tutto questo. Il nostro Paese ha già dimostrato di poter fare da apripista su questioni etiche e innovative per gli animali – pensiamo al divieto degli allevamenti di pelliccia e al superamento dell’uccisione dei pulcini maschi – ci auguriamo dunque che anche sull’impiego delle gabbie l’Italia possa fare la storia e mettere la parola fine su questa pratica dolorosa e anacronistica», conclude Caprio. 



Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato con le notizie di GreenCity.it iscriviti alla nostra Newsletter gratuita.

Categorie: Ambiente

Tag: Ambiente