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WWF: il biologico in Italia vola nei campi ma frena a tavola

Pubblicato il: 23/09/2026
Autore: Redazione GreenCity
La crescita della superficie agricola certificata a quota venti percento e il successo dell'export nazionale si scontrano con la lentezza dei consumi interni, evidenziando la necessità di puntare su etichette ambientali trasparenti e strumenti di informazione più chiari per guidare le scelte d'acquisto dei cittadini verso una maggiore sostenibilità alimentare.

In occasione della Giornata europea del biologico, il WWF richiama l'attenzione sullo stato di salute del settore nel nostro Paese, dove le superfici coltivate continuano ad espandersi ma faticano a trovare un riscontro altrettanto rapido nei consumi domestici. Nel corso dell'anno 2024, la superficie biologica italiana ha superato la soglia dei 2,5 milioni di ettari, arrivando a coprire il 20,2% della superficie agricola utilizzata. Si tratta di un risultato notevole che avvicina il Paese al target europeo del 25% fissato per il 2030, un traguardo che il Piano strategico nazionale della PAC punta ad anticipare addirittura al 2027, grazie anche ai 2,86 miliardi di euro stanziati per il comparto nel periodo compreso tra il 2023 e il 2027 e al lavoro svolto dalla coalizione Cambiamo Agricoltura coordinata dal WWF.

Nonostante questi importanti traguardi produttivi, l'associazione esprime forti perplessità sull'efficacia e sull'opportunità di introdurre un marchio nazionale specifico per il "biologico italiano", temendo possibili conflitti con le norme comunitarie sulla libera circolazione delle merci in un mercato che possiede già standard condivisi. L'eccellenza del made in Italy bio è del resto ampiamente riconosciuta oltreconfine, come dimostrano i dati dell'Osservatorio SANA del 2025, secondo cui l'export di settore ha raggiunto un valore di 3,9 miliardi di euro. Creare un'ulteriore certificazione nazionale rischierebbe dunque di generare confusione in un sistema che trae la sua forza proprio dall'omogeneità delle regole e dei controlli a livello europeo.

La vera sfida per il futuro consiste nell'andare oltre la semplice confezione, valorizzando appieno i benefici ambientali e sociali di un metodo di produzione che tutela la biodiversità e la salute. Come sottolinea Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia, il biologico costituisce una solida fondamenta per la transizione verso sistemi alimentari sani, ma è ormai fondamentale ampliare il quadro informativo a disposizione dei consumatori con dati comparabili, verificabili e di facile lettura, capaci di evidenziare i miglioramenti compiuti dalle aziende senza appesantire il momento dell'acquisto.

In questa direzione si inserisce il progetto europeo Environmental Food Label 2.0, coordinato dal WWF Italia con la partecipazione di FederBio e il cofinanziamento di EIT Food attraverso il supporto dell'Unione europea. L'iniziativa mira a integrare le valutazioni tradizionali basate sul ciclo di vita dei prodotti con specifici indicatori dedicati alla tutela del suolo, alla conservazione della biodiversità, alla circolarità e alla prevenzione del rischio legato alle microplastiche. Il progetto approfondisce inoltre le connessioni tra la dimensione ambientale e quella nutrizionale in una prospettiva di salute globale, sviluppando nel corso di un biennio uno strumento pilota da testare direttamente sui mercati europei per verificarne l'efficacia nell'orientare verso scelte più consapevoli.



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Categorie: Ambiente

Tag: Ambiente