A trent'anni dall'inaugurazione avvenuta nel maggio 1997 nell'arcipelago norvegese delle Svalbard, la stazione scientifica 'Dirigibile Italia' del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) si avvia a una nuova fase di attività con l'inizio della campagna autunnale. Gestita dal 2020 dall'Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) e situata a 78°55' di latitudine nord a Ny-Ålesund, la base rappresenta un presidio fondamentale per la comunità scientifica internazionale, accogliendo ogni anno circa un centinaio di ricercatori impegnati in oltre trenta progetti e cinquanta missioni. Oggi, tuttavia, la ricerca si confronta con un Artico profondamente mutato rispetto al passato, in cui atmosfera, oceani, ghiacci e biosfera subiscono trasformazioni simultanee e repentine.
Il monitoraggio continuo è affidato a infrastrutture d'avanguardia come la Amundsen-Nobile Climate Change Tower (CCT) - torre alta 34 metri inaugurata nel 2009 - e il laboratorio Gruvebadet, punti di riferimento per lo studio degli scambi energetici e degli aerosol atmosferici. Come evidenziato dal station manager Mauro Mazzola, i dati raccolti indicano un incremento della temperatura media compreso tra 1,1 °C e 1,35 °C per decennio nel periodo tra il 1993 e il 2011, accompagnato dal fenomeno dell'Atlantificazione, che sta innalzando di 1 °C ogni dieci anni la temperatura delle acque del Kongsfjorden. A queste dinamiche si sommano eventi estremi come quelli registrati nell'aprile 2026 dal progetto europeo LIQUIDICE, coordinato dal CNR-ISP, che ha documentato picchi di temperatura fino a 12 °C superiori alla norma, con gravi ripercussioni sulla stabilità del manto nevoso e sulla fauna locale.
Le conseguenze di questo riscaldamento accelerato interessano l'intero sistema ecologico, dalla riduzione del ghiaccio marino pluriennale alla degradazione del permafrost, fino alla progressiva espansione della vegetazione nota come Arctic Greening. Per monitorare le profondità marine, i ricercatori utilizzano i sistemi strumentati mooring nell'ambito del progetto iMOS#24, tracciando i parametri chimico-fisici della colonna d'acqua anche nelle condizioni più proibitive. Come sottolinea la direttrice del CNR-ISP Giuliana Panieri, la sfida odierna non consiste più soltanto nel misurare il cambiamento, ma nel fare i conti con una moving baseline, un punto di partenza che muta continuamente a causa della velocità dell'evoluzione climatica. Questi temi cruciali saranno al centro della Conferenza Nazionale Polare, in programma a Roma presso la sede centrale del CNR dal 5 al 7 ottobre 2026, organizzata in collaborazione con ENEA, INGV e OGS.
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Categorie: Ambiente
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