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Auto elettriche: i dazi UE stanno funzionando? La nuova analisi di T&E tra successi industriali e il nodo critico delle batterie

Pubblicato il: 14/07/2026
Autore: Redazione GreenCity
Mentre i produttori occidentali riportano la produzione in Europa, i marchi cinesi consolidano la loro presenza. L’organizzazione Transport & Environment chiede misure mirate anche sulle batterie per proteggere il settore.

L’introduzione dei dazi europei sui veicoli elettrici ha generato un cambiamento significativo nel mercato automobilistico del Vecchio Continente, portando a una riduzione di cinque punti percentuali della quota di mercato dei veicoli prodotti in Cina, che nel primo trimestre del 2026 si è attestata al 17% rispetto al picco del 22% registrato nel 2024. Secondo una recente analisi di Transport & Environment (T&E), questo arretramento è riconducibile in gran parte alla strategia di diversi costruttori occidentali come Tesla, BMW e Volvo, che hanno deciso di trasferire la produzione dalla Cina direttamente verso stabilimenti europei. La quota di importazione dei BEV (veicoli elettrici a batteria) riconducibile alle case automobilistiche europee provenienti dal mercato cinese è infatti scesa drasticamente dal 38% del 2024 al 23% attuale, a dimostrazione di come le misure commerciali abbiano spinto le aziende a una riorganizzazione della propria catena di fornitura.

Nonostante questi segnali positivi, la sfida rimane aperta poiché i marchi cinesi hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento, continuando a crescere grazie a una competitività di prezzo insidiosa: un veicolo elettrico prodotto in Cina resta, in media, il 21% meno costoso rispetto ai modelli dei produttori europei. Le dinamiche variano a seconda dei brand e delle tariffe applicate: se il colosso SAIC ha visto le sue importazioni quasi dimezzarsi a causa di un dazio del 35%, il marchio BYD, colpito da un dazio più contenuto al 17%, ha più che raddoppiato le proprie esportazioni verso l’Unione Europea. Parallelamente, il tentativo di aggirare le restrizioni ha spinto i costruttori cinesi a incrementare gli investimenti produttivi direttamente nel territorio europeo e a rafforzare la presenza nel segmento delle ibride plug-in, dove oggi detengono il 13% del mercato europeo, una crescita vertiginosa rispetto al 3% del 2024.

Il vero tallone d'Achille della strategia europea risiede però nel settore delle batterie, le cui importazioni dalla Cina sono aumentate di sette volte tra il 2020 e il 2025, rimanendo di fatto esenti da dazi. Poiché la produzione locale stenta a decollare – con meno di un quarto delle batterie in UE realizzato da aziende europee – T&E suggerisce che l’implementazione di misure commerciali mirate, come un dazio del 20% sulle batterie cinesi, permetterebbe ai produttori europei di competere ad armi pari. Una scelta di questo tipo avrebbe un impatto limitato sul costo finale per il consumatore, stimato in un aumento medio del prezzo delle auto elettriche prodotte nell'UE di appena il 2,8%, salvaguardando al contempo la transizione verso la mobilità sostenibile.

Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dal dibattito politico in corso a Bruxelles riguardo alla revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂. T&E avverte che l'adozione di target più deboli, come quelli proposti dall'eurodeputato Massimiliano Salini, potrebbe frenare drasticamente la conversione all’elettrico dell'industria europea. In uno scenario di stagnazione normativa, i carmaker del continente perderebbero lo stimolo necessario a innovare, aprendo la strada a una massiccia espansione dei marchi cinesi, la cui quota di mercato nel canale delle auto elettriche potrebbe raggiungere il 30% entro il 2035. La difesa del mercato interno passa dunque necessariamente da una politica industriale coesa, capace di proteggere la produzione locale non solo attraverso i dazi sui veicoli finiti, ma anche tramite la messa in sicurezza dell'intera filiera delle batterie, vera infrastruttura strategica per il futuro dell'automotive europeo.



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Categorie: Mobilità

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