L'operatività del Diritto alla riparazione in Italia segna un passo determinante verso la riduzione dell'impronta ecologica e la tutela delle risorse naturali. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha espresso il proprio sostegno all'applicazione della normativa, sottolineando come l'estensione della vita utile degli apparecchi domestici consenta di limitare sia l'estrazione di materie prime sia la produzione di rifiuti e le emissioni legate ai processi industriali e di trasporto.
Il presidente di Sima, Alessandro Miani, ha evidenziato la centralità del modello riparativo nel prevenire la dismissione precoce dei beni. La portata dell'impatto sul territorio è confermata dai dati del Centro di Coordinamento RAEE, che nel 2025 ha registrato la gestione di 588.689 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche negli impianti italiani ($+8,8\%$ sul 2024). Di queste, 366.891 tonnellate sono riconducibili al circuito domestico (pari a 6,22 kg per abitante), con un peso preponderante dei grandi elettrodomestici (133.691 tonnellate) e dei sistemi per il freddo e il clima (106.423 tonnellate).
A livello sovranazionale, le stime del Consiglio dell'Unione europea mostrano come la sostituzione prematura di prodotti ancora riparabili generi ogni anno circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti, 261 milioni di tonnellate di gas serra e il consumo di 30 milioni di tonnellate di risorse. L'applicazione del Diritto alla riparazione mira a contrastare tale tendenza, favorendo modelli di consumo sostenibili e preservando le risorse primarie.
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