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Greenpeace: a 5 anni dal disastro del golfo del Messico, l’ombra del petrolio si estende sul Mediterraneo

Pubblicato il: 17/04/2015
Autore: Redazione GreenCity
Greenpeace: "Lo Sblocca Italia rappresenta un piano di sfruttamento intensivo delle risorse di idrocarburi italiane, che sono scarse e di pessima qualità, la cui estrazione rischia di consolidare la dipendenza italiana dalle fonti fossili".
Cinque anni fa - il 20 aprile 2010 - la marea nera della Deep Water Horizon invadeva il Golfo del Messico e colpiva gran parte delle coste della Florida. Lo sversamento fu interrotto solo dopo 106 giorni; morirono 11 persone e furono sversate in acqua oltre 500 mila tonnellate di petrolio. Gran parte di queste si depositarono sui fondali, da dove hanno continuato negli anni ad avvelenare l’intero ecosistema marino.
A pochi giorni dal quinto anniversario di quella tragedia, i cui danni sono ancora oggi incalcolabili, la storia sembra averci insegnato ben poco. Due settimane fa un vasto incendio è scoppiato su una piattaforma petrolifera permanente della compagnia messicana Pemex, sempre nel Golfo del Messico, provocando quattro morti, sedici feriti e danni ambientali che Greenpeace ha chiesto di accertare, ma la Pemex ci ha negato il permesso al sorvolo dell’area e all’ispezione della piattaforma. Eppure immagini satellitari mostrano chiazze di petrolio in prossimità del luogo dell’incidente.
“C’è ancora, anche tra i nostri governanti, chi va in giro a dire che le estrazioni di petrolio in mare sono sicure e rappresentano solo una fonte di ricchezza, occupazione, progresso. Non c’è da credergli” dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. “Con il decreto Sblocca Italia, contro la cui conversione in legge pende il ricorso di sette Regioni presso la Corte Costituzionale, il governo Renzi ha spalancato le porte dei nostri mari ai petrolieri. Per consentire loro di estrarre pochissime riserve fossili inquinando, contribuendo alla distruzione del clima, pagando royalties bassissime e creando poca o nulla occupazione”.
Nel Mediterraneo già oggi si riscontra la più alta concentrazione di idrocarburi al mondo (38 milligrammi per metro cubo); e si concentra il 20 per cento del traffico mondiale di idrocarburi, oltre 8 milioni di barili al giorno.
Gli appetiti dei petrolieri non riguardano solo la porzione italiana del Mediterraneo: in questi mesi il governo croato sta lavorando per consegnare loro il 90 per cento delle sue acque nazionali, ovvero gran parte dell’Adriatico. Sull’altra sponda si muove anche l’Italia: nuovi progetti ottengono il via libera in Abruzzo mentre in un’area sin qui interdetta alle trivelle, davanti alle coste del Veneto, si prevede il riavvio di programmi sperimentali in spregio alla subsidenza dei territori costieri e di Venezia.
Oltre 120 mila cittadini hanno aderito alla campagna di Greenpeace #nonfossilizziamoci.
Greenpeace chiede al governo italiano di sottoporre i suoi piani energetici a una seria VAS (Valutazione Ambientale Strategica), aperta agli stati confinanti; e di recepire presto la nuova direttiva europea sulle trivellazioni offshore.

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Categorie: Ambiente

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