Green Cross ed Enea insieme per la tutela dell’Antartide

Pubblicato il: 20/11/2013
Autore: Redazione GreenCity

Partendo dalle avventure del pinguino di Happy Feet alle prese con l’immondizia, Roberta Mecozzi, ricercatrice dell’Enea - Programma nazionale di ricerche in Antartide, condurrà i bambini romani in un viaggio alla scoperta delle meraviglie del continente bianco.

Le bugie hanno le gambe corte, i rifiuti no. Quando gettiamo via una cosa, se non viene correttamente smaltita o riciclata, può inquinare l’aria, la terra o ancora finire in acqua e, sospinta dal vento e dalle onde, viaggiare per chilometri, fare il giro del mondo, attraversare gli oceani. Fino a raggiungere territori lontani e incontaminati e approdare al largo delle coste dell’Antartide.
A difesa dell’Antartide, sempre più assediato dal nostro inquinamento, si schierano l’associazione ambientalista Green Cross Italia e i ricercatori dell’Enea che il 21 novembre spiegheranno a oltre 100 studenti delle scuole primarie e secondarie della capitale il ruolo delle regioni polari e l’importanza della riduzione e del riciclo dei rifiuti.
Patrocinato da Roma Capitale, l’evento “Antartide: un continente da salvaguardare” che si terrà a Explora, il Museo dei Bambini di Roma, si inserisce nell’ambito della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, che quest’anno si svolge dal 16 al 24 novembre con ben 5.399 azioni sostenibili volte alla prevenzione dei rifiuti.
Green Cross sponsorizza l’incontro nell’ambito delle iniziative di promozione della XXII edizione del concorso nazionale “Immagini per la Terra”, progetto di educazione ambientale rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado che quest’anno è dedicato al tema dei rifiuti. “Da cosa (ri)nasce cosa”  è il titolo del concorso con il quale gli studenti si dovranno misurare.
Ricerche condotte negli ultimi anni a Sud degli oceani rivelano, infatti, la presenza di tracce di plastica, in gran parte il risultato di rifiuti prodotti da sacchetti, bottiglie e fibre sintetiche, costituite per lo più dai residui degli abiti scaricati dalle lavatrici. Frammenti che seppur degradati nel corso degli anni dai raggi UV e dall’acqua di mare, potrebbero rappresentare un serio campanello di allarme per quelle regioni che, almeno nell’immaginario collettivo, sono ancora un’isola felice.

Categorie: Ambiente

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