Bracconaggio e pesca illegale, pubblicato il nuovo report WWF-SWiPE

Pubblicato il: 03/03/2022
Autore: Redazione GreenCity

WWF: "Mancano banche dati, norme severe e controlli. L’Italia non difende i suoi tesori dai crimini che fanno affari distruggendo la natura".

L’Italia è un crocevia fondamentale del traffico di specie protette e, in generale, dei crimini contro la fauna selvatica. Basti pensare che le sanzioni comminate dai Carabinieri CITES per violazioni della normativa che disciplina il commercio di specie protette ammontavano nel 2018 a oltre 5 milioni e mezzo di Euro (oltre un milione nel 2020). Tra il 2016 e il 2019 la Regione in cui sono stati denunciati più illeciti è la Lombardia con 5.256 denunce, seguita dal Veneto con 2.526 e dalla Toscana, con 2.247 denunce.
È quanto denuncia il WWF con il report “Il danno invisibile dei crimini di natura: analisi e proposte del WWF Italia”realizzato nell’ambito del progetto europeo SWiPE di cui WWF Italia è partner e lanciato alla vigilia di una data simbolo per la fauna protetta – il World Wildlife Day celebrato dall’ONU. Il report fornisce un’analisi approfondita sul fenomeno del Wildlife crime che minaccia la biodiversità in Italia e gli intrecci con il traffico illegale internazionale di specie protette, da cui emerge la gravità e la diffusione di un fenomeno a cui non corrispondono adeguate misure di contrasto. Il lancio inaugura la settimana di sensibilizzazione del WWF contro i crimini di natura che durerà fino all’8 marzo: su tutti i canali social dell’associazione si potranno leggere storie e approfondimenti, partecipare a quiz, condividere clip video e imparare con gli Ecotips.
Sono molto spesso le “tradizioni” alimentari ad alimentare il bracconaggio o il commercio illegale, basti pensare alla polenta e osei (Veneto, Lombardia). Ma non è solo la fauna terrestre o l’avifauna a finire vittima dei bracconieri: dai dati forniti delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera relativi alla pesca illegale emerge, ad esempio, che a fronte di un numero di ispezioni che negli ultimi anni si è aggirato tra le 110 e le 140 mila, sono state elevate sanzioni da 7 a oltre 12 milioni di euro con un “picco” di oltre 760 tonnellate di prodotto ittico sequestrato nel 2016. Tra le specie particolarmente oggetto di illeciti vi sono l’anguilla, le oloturie, i datteri di mare e alcune specie di squali.
Tutto ciò accade “di nascosto” mentre l’Italia sconta una grave carenza in termini di monitoraggio e “conoscenza” del fenomeno. Non esiste una banca dati centralizzata sui crimini di natura, non c’è un tracciamento del fenomeno che provoca ogni anno una grave riduzione del capitale naturale del nostro Paese. Tutto ciò nonostante l’Italia sia dotata di un Piano di azione Nazionale “Antibracconaggio”, adottato per dare risposta alle richieste di miglioramento delle azioni di contrasto formulate dall’Unione Europea.  Queste gravi carenze compromettono la capacità di adottare idonee misure di prevenzione e pianificazione e si aggiungono ad un sistema  di vigilanza assolutamente inadeguato (in media 3 agenti venatori ogni 1.000 cacciatori), e un regime sanzionatorio insufficiente a contrastare le illegalità. Chi uccide una specie protetta come un orso, un lupo o un’aquila oggi ha la possibilità di cancellare dalla fedina penale il proprio crimine attraverso il pagamento di una cifra irrisoria (circa 1.000 euro) e, più in generale, chi uccide, pone in commercio, detiene illegalmente animali selvatici, rischia sanzioni bassissime.
Secondo il Report WWF i principali flussi di traffico illegale di specie protette coinvolgono la direttrice Italia/Stati Uniti. Oggetto di questi traffici sono nella maggior parte dei casi i rettili. Gli uccelli sono le specie più minacciate in Italia dai criminali di natura, in particolare i passeriformi come i cardellini (illegalmente commercializzati per fini ornamentali) o i fringuelli, i pettirossi e altri piccoli uccelli, destinati al mercato illecito della ristorazione, e i rapaci spesso vittime di spari o avvelenamenti. Questo accade anche a causa delle sanzioni irrisorie previste rispetto ai guadagni illeciti generati da questi traffici. Tra i grandi carnivori al primo posto i lupi, considerati “specie problematiche” o “nocive” e spesso uccisi per odio atavico.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato con le notizie di GreenCity.it iscriviti alla nostra Newsletter gratuita.

Categorie: Ambiente

Tag:

Canali Social: