Greenpeace: la rete “Mare caldo” si espande a 4 nuove aree

Pubblicato il: 06/10/2020
Autore: Redazione GreenCity

Il progetto di Greenpeace mira a studiare fenomeni come l’innalzamento delle temperature, l’acidificazione e la perdita di ossigeno che sono ormai comuni a tutti gli oceani del Pianeta e che sono conseguenza del cambiamento climatico in atto.

Il Progetto "Mare caldo" di Greenpeace, avviato a novembre 2019 con una stazione pilota per il monitoraggio delle temperature marine all'Isola d'Elba, vede oggi l'adesione di quattro aree marine protette: il Plemmirio in Sicilia, Capo Carbonara – Villasimius e Tavolara - Punta Coda Cavallo in Sardegna, Portofino in Liguria. L'obiettivo del progetto è quello di studiare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare e sviluppare una rete che possa monitorare nel tempo cosa succede nei mari italiani. 
Dai primi monitoraggi appena eseguiti per valutare gli impatti dei cambiamenti climatici nell'Area Marina Protetta del Plemmirio (Siracusa), la più meridionale del progetto, dal personale della AMP insieme ai ricercatori del DiSTAV dell'Università di Genova, si riscontrano a metà settembre temperature medie intorno ai 25 gradi centigradi fino a 25 metri di profondità, senza scendere sotto i 20 gradi fino a 40 metri, e un ambiente ricco di specie termofile, ovvero caratteristiche di ambienti più caldi.  
Sebbene meno evidenti rispetto ad altre aree già studiate nell'ambito del progetto "Mare Caldo", come l'Isola d'Elba o Portofino, anche qui si possono osservare i primi impatti dell'aumento delle temperature. In particolare, lo sbiancamento di alcune alghe corallinacee incrostanti in tutti i siti monitorati tra i 6 e i 30 metri di profondità, l'assenza del grosso bivalve Pinna nobilis, colpito anche qui negli anni passati da una moria di massa, e l'abbondanza di specie termofile, che sebbene normalmente presenti in queste aree più meridionali stanno divenendo la componente dominante delle comunità con il rischio di alterarne gli equilibri con una forte perdita di biodiversità.
Preoccupa l'ampia presenza dell'alga verde Caulerpa cylindracea, specie aliena di origini australiane, che qui è arrivata a ricoprire quasi totalmente i fondali dai 20 ai 40 metri, e del vermocane, un verme urticante che negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale, particolarmente abbondante negli strati più superficiali ma presente fino ai 40 metri di profondità. I ricercatori hanno rilevato inoltre un aumento in numero e dimensioni del pesce pappagallo e l'avvistamento per la prima volta in zona A della AMP di pesci flauto, specie aliena originaria del Mar Rosso da alcuni anni presente nei mari siciliani.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato con le notizie di GreenCity.it iscriviti alla nostra Newsletter gratuita.

Categorie: Ambiente

Tag:

Canali Social: