Greenpeace: i sussidi europei per la ripartenza favoriscono le industrie fossili più inquinanti

Pubblicato il: 19/06/2020
Autore: Redazione GreenCity

Greenpeace ha lanciato in questi giorni una petizione al governo per chiedere che sia data priorità alla reale sicurezza dei cittadini in termini di accesso al welfare e di protezione dai cambiamenti climatici.

Greenpeace ha chiesto a livello europeo l’istituzione di un organismo di controllo che supervisioni i pacchetti di aiuti economici elargiti dalla Commissione europea e dai governi degli Stati Membri per garantire il loro allineamento con gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Accordi di Parigi.
Il volume degli aiuti previsti per scongiurare la crisi economica provocata dalla pandemia di Covid-19 è stimato in circa 4 mila miliardi di euro, pari a più del 25 per cento del PIL europeo ed equivalente a circa 9 mila euro per ciascun cittadino europeo. I capi di Stato e di governo che si riuniranno domani al Consiglio europeo devono garantire provvedimenti che i soldi dei cittadini europei servano per una ripresa verde e giusta.
«Il fatto che attualmente non ci sia alcun tipo di criterio ambientale nell’allocazione di questi fondi fa si che le industrie ad alta intensità di energia sporca e quelle più inquinanti vengano favorite, da molti punti di vista» dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «La ripartenza dopo il Covid-19 è un’occasione storica per rifiutare un sistema economico basato su attività inquinanti e distruttive che minacciano la salute delle persone e avvelenano l’ambiente. In questi mesi abbiamo capito a nostre spese che non c’è salute in un Pianeta malato e che non possiamo più ripetere gli errori commessi in passato, quando gli investimenti per uscire dalla crisi economica hanno solo rafforzato i settori produttivi più inquinanti».
Una nuova inchiesta commissionata da Greenpeace Olanda mostra come a livello nazionale ci siano al momento molteplici meccanismi che favoriscono l’industria fossile, come ad esempio meccanismi di sgravio fiscale, tagli alle accise per i combustibili fossili e modifiche del quadro normativo. Nello studio si propone anche una checklist di misure che i governi nazionali e l’Ue dovrebbero seguire: vincolare gli aiuti ad aziende con ambiziosi piani di contrasto ai cambiamenti climatici, la completa esclusione del settore delle fonti fossili da prestiti pubblici e anche dalle operazioni di "quantitative easing" delle banche centrali, il mantenimento dei regolamenti di protezione ambientale e l’applicazione di meccanismi di trasparenza per le misure post Covid-19.
«In un momento di così grande cambiamento, chiediamo al governo italiano di riscrivere il sistema di assegnazione dei fondi pubblici, sostituire le sovvenzioni a armamenti ed attività dannose per l’ambiente con investimenti in welfare, istruzione e salute, promuovere le imprese che producono in modo sano ed ecologico, adottare un piano un piano energetico e climatico in linea con le indicazioni della scienza e applicare misure di rigenerazione delle nostre città. Di mettere cioè la salute delle persone e del Pianeta veramente al primo posto» conclude Iacoboni.

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Categorie: Ambiente

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