WWF: nel Mediterraneo l’80% degli stock ittici è sovrasfrasfruttato

Pubblicato il: 03/12/2019
Autore: Redazione GreenCity

Il WWF stima che da qui al 2030 i traffici marittimi crescano del 4% l’anno; mentre la pesca professionale nel Mediterraneo declinerà inesorabilmente, considerando anche che già oggi il 60% del pesce che finisce sulle nostre tavole è importato.

"I 22 Paesi del Mediterraneo insieme all’Unione Europea sono chiamati a stabilire obiettivi e traguardi chiari, condivisi e vincolanti per mettere in atto una Economia Blu Sostenibile che tuteli efficacemente il nostro mare e coinvolga le istituzioni locali, il mondo della ricerca e i settori economici".
È questo l’appello del WWF in occasione della seconda giornata della COP 21 della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo in corso a Napoli (Castel dell’Ovo), alla luce dei dati sullo stato di stato di salute precaria del Mare Nostrum: nel bacino che costituisce meno dell’1%  dei mari mondiali, si concentra il 15% dei traffici marittimi globali di merci, mentre l’80% degli stock ittici esaminati sono sovrasfruttati e oltre il 40% delle coste (18.400 km su 46.000) risultano in qualche modo artificializzate.
Oggi, martedì 3 Dicembre, il WWF ha contribuito ai lavori della COP21 con l’intervento di Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF Italia, al side event sul capitale naturale (dalle 9.00 alle 10.00), mentre Giuseppe Di Carlo, Direttore della WWF Mediterranean Marine Initiative interviene al side event sulle Aree Marine Protette (ore 13.00 - 15.00).
Giuseppe Di Carlo ha riportato gli ultimi dati ufficiali elaborati dal WWF sullo stato di salute precaria in cui versano le risorse marine del Mediterraneo dopo decenni di eccessivo sfruttamento economico. Il nostro mare ha già perso il 41% delle specie di mammiferi marini, il 34% della popolazione totale di pesci, e il 24% delle popolazioni di posidonia; mentre il 13% della specie di antozoi (che includono coralli e specie associate) sono a rischio di estinzione.
Di Carlo centra l’attenzione sulle allarmanti previsioni di alcuni settori chiave del Mediterraneo che mettono a rischio un ecosistema già altamente vulnerabile: il WWF stima che da qui al 2030 i traffici marittimi crescano del 4% l’anno; mentre la pesca professionale nel Mediterraneo declinerà inesorabilmente, considerando anche che già oggi il 60% del pesce che finisce sulle nostre tavole è importato.

La WWF Mediterranean Marine Initiative indica cinque linee di azione per una Economia Blu Sostenibile basata su ecosistemi sani e produttivi:
  • l’individuazione di strumenti finanziari e un sistema di incentivi  per il sostegno di settori economici più sostenibili;
  • l’adozione di strumenti e di best practices per evitare e ridurre gli impatti dei settori tradizionali della blue economy;
  • l’implementazione di un approccio ecosistemico per la pianificazione spaziale marittima e la gestione integrata della fascia costiera;
  • l’esclusione degli impatti negativi su aree marine protette a vario titolo;
  • la promozione della partecipazione e della consultazione dei settori economici e delle comunità  legati al mare.
Il WWF Italia, che con la relazione di Isabella Pratesi si sofferma sul settore della pesca proponendo un pacchetto di buone pratiche per un’alleanza tra le associazioni ambientaliste e il settore della piccola pesca. La piccola pesca costituisce più dell’84% della flotta operante nel Mediterraneo, e il 44% della capacità di pesca, da’ occupazione ad almeno il 62% della forza lavoro totale a bordo dei pescherecci e fornisce circa il 24% del valore totale delle catture nella regione.

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Categorie: Ambiente

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