Nonostante un significativo incremento del 15,3% del Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell'energia elettrica registrato nel mese di settembre rispetto ad agosto, i costi della ricarica pubblica per i veicoli elettrici in Italia hanno mostrato una sostanziosa e inaspettata tenuta. È quanto emerge dall'ultimo report dell'Osservatorio sui prezzi delle tariffe di ricarica della mobilità elettrica, curato congiuntamente da Adiconsum e dall'applicazione specializzata TariffEV. L'analisi mensile ha mappato un totale di 499 tariffe – con un incremento di 62 opzioni rispetto alla rilevazione precedente – offerte da un paniere di 56 gestori delle infrastrutture di ricarica. Questo monitoraggio costante ha recentemente ottenuto un prestigioso riconoscimento a livello continentale: la Commissione Trasporti e Turismo (TRAN) del Parlamento Europeo lo ha infatti citato ufficialmente come modello virtuoso e punto di riferimento per la chiarezza e la trasparenza nella comparazione dei prezzi a tutela dei consumatori.
L'andamento del mercato evidenzia dinamiche proprie che si sbloccano dalla semplice fluttuazione delle materie prime, guidate anzitutto dalla forte concorrenza, dalla gestione delle promozioni e dal tasso di utilizzo delle singole infrastrutture. Nello specifico delle diverse tipologie di colonnine, la ricarica a corrente alternata (AC, utilizzata prevalentemente in ambito urbano per soste prolungate) ha registrato un prezzo medio di 0,62 euro/kWh, con le migliori opzioni di mercato capaci di scendere fino a una media di 0,47 euro/kWh e con picchi minimi assoluti firmati da eMobility e FreshSmile in roaming su Uattzy a 0,25 euro/kWh. Nelle stazioni a corrente continua (DC, destinate alla ricarica rapida), il prezzo medio si è attestato su 0,75 euro/kWh (con la miglior tariffa media a 0,57 euro/kWh e l'offerta più economica di Iplanet a 0,35 euro/kWh). Per le stazioni ad altissima potenza (HPC, concepite per i viaggi autostradali e le lunghe percorrenze), il costo medio ha segnato 0,74 euro/kWh, risultando paradossalmente più economico della rete DC standard e posizionando la rete Tesla Supercharger in cima alla classifica della convenienza a quota 0,26 euro/kWh.
Nel contesto complessivo della rete italiana, le infrastrutture registrate negli ultimi monitoraggi di settore contano 84.564 punti di ricarica pubblici, la maggior parte dei quali a potenza inferiore ai 50 kW, mentre i punti attivi lungo la rete autostradale superano quota 1.500, coprendo ormai oltre il 54% delle aree di servizio.
I dati elaborati nell'ambito del progetto informativo Green Circle – Abita e Muoviti dimostrano tuttavia come il vero punto di forza economico della mobilità a zero emissioni risieda nella ricarica tra le mura domestiche. Assumendo una tariffa residenziale media di 0,25 euro per chilowattora, una vettura elettrica media in ambito urbano richiede una spesa di soli 3,25 euro per percorrere cento chilometri. A parità di distanza, un veicolo a gasolio comporta una spesa di circa 11,21 euro, uno a benzina sfiora gli 11,25 euro e un modello a GPL si posiziona sui 6,33 euro. Tradotto su una percorrenza annua standard di 10.000 chilometri, il risparmio per chi sceglie la ricarica domestica sfiora gli 800 euro all'anno rispetto ai propulsori a benzina e diesel, azzerando quasi i costi d'esercizio.
Di fronte a un panorama tariffario articolato e frammentato, Adiconsum rinnova il proprio appello alle istituzioni affinché la ricarica pubblica venga riconosciuta per legge come servizio di pubblica utilità. Tale passaggio normativo consentirebbe di garantire standard di equità, trasparenza e accessibilità ancora più elevati per tutti i cittadini. Nel frattempo, l'associazione raccomanda a tutti gli automobilisti elettrici di consultare sempre le applicazioni di comparazione prima di avviare una sessione di ricarica alla colonnina, così da individuare in tempo reale l'operatore e la tariffa più vantaggiosi.
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Categorie: Mobilità
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