L'organizzazione indipendente Transport & Environment (T&E) ha pubblicato uno studio che lancia un monito severo ai decisori politici europei: un eventuale ridimensionamento degli obiettivi UE sulle emissioni di CO2 per le nuove auto potrebbe trasformarsi in un disastro industriale. Secondo il rapporto, se le richieste delle case automobilistiche di ammorbidire i target per il 2030 e il 2035 venissero accolte, la produzione di veicoli elettrici a batteria (BEV) nell'Unione potrebbe dimezzarsi, passando dai 7,4 milioni di unità previsti a soli 3,7 milioni nel 2030.
L'impatto sulla filiera delle batterie sarebbe devastante. La contrazione della domanda locale porterebbe alla perdita di una capacità produttiva pari a 1.024 GWh, l'equivalente di 34 gigafactory (prendendo come riferimento le dimensioni di Northvolt). Questa frenata metterebbe a rischio immediato circa 47.000 posti di lavoro diretti nel settore. Inoltre, indebolire la normativa climatica avrebbe un costo energetico pesantissimo: l'Europa spenderebbe 50 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio nel decennio 2026-2035, rinunciando a risparmiare oltre 2 miliardi di barili di greggio.
Per l'Italia, lo studio di T&E delinea una prospettiva di rinascita produttiva legata proprio all'elettrificazione. Dopo anni di declino che hanno portato la produzione nazionale ai minimi storici (circa 230.000 unità), il mantenimento degli obiettivi UE e l'adozione di politiche industriali pro-elettrico potrebbero invertire la rotta:
Recupero produttivo: La produzione nazionale potrebbe risalire fino a 412.000 unità entro il 2035.
Valore economico: Il valore della produzione automobilistica italiana potrebbe passare dagli attuali 7,5 miliardi a oltre 15 miliardi di euro (+109%).
Componentistica: Il settore, che vale oltre 50 miliardi di euro, avrebbe la certezza del mercato necessaria per convertire la produzione verso le tecnologie pulite.
Come sottolineato da Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, considerare l'auto elettrica come una minaccia anziché come un'opportunità rischia di lasciare il campo libero all'avanzata industriale della Cina. Senza norme stringenti sulla CO2, anche la produzione locale di componenti critici come i catodi - il cuore tecnologico delle batterie - crollerebbe, coprendo solo il 10% della domanda prevista contro il 66% potenziale. La sfida per l'Europa, e per l'Italia in particolare, è dunque quella di ancorare la catena del valore delle tecnologie pulite all'interno dei propri confini per garantire competitività e indipendenza energetica.
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Categorie: Mobilità
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