Greenpeace: consumo e produzione di carne devono diminuire del 71% entro il 2030

Pubblicato il: 16/03/2020
Autore: Redazione GreenCity

Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace. "Ormai è assodato che il consumo eccessivo di carne e latticini sta compromettendo ambiente, foreste, e alterando il clima".

Secondo una nuova analisi di Greenpeace, il consumo di carne nell'Unione europea deve diminuire del 71 per cento entro il 2030 e dell'81 per cento entro il 2050 per ridurre in misura sufficiente il contributo dell'agricoltura alla crisi climatica in corso. Tradotto in cifre: una media procapite di non più di 460 grammi di carne alla settimana entro il 2030 e di 300 grammi nel 2050, rispetto all'attuale media europea di 1,58 chilogrammi pro capite alla settimana. Attualmente i cittadini europei consumano circa il doppio di carne e quasi il triplo di prodotti lattiero-caseari rispetto alla media globale. Per sostenere gli attuali livelli di consumo di prodotti di origine animale, in Europa viene incentivato, anche attraverso i fondi pubblici della PAC, un sistema di allevamento intensivo che è dannoso per l'ambiente, per il clima e per la nostra salute. 
"L'esplosione della pandemia di Covid-19 ci ha fatto capire che uomo e animali condividono un unico Pianeta, che non conosce frontiere. In questo momento particolarmente difficile per il nostro Paese si moltiplicano gli appelli per una maggiore attenzione alle indicazioni provenienti dal mondo scientifico, ed è esattamente quello che chiediamo rispetto al sistema agroalimentare europeo"  dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace. "Ormai è assodato che il consumo eccessivo di carne e latticini sta compromettendo ambiente, foreste, e alterando il clima. Se la Commissione Ue vuole garantire alle persone cibo sano, accessibile e prodotto in modo sostenibile, è necessario affrontare il tema della riduzione della produzione e del consumo di carne." 
La riduzione del consumo globale di carne a 24 chili per persona all'anno entro il 2030, e successivamente a 16 chili per persona all'anno entro il 2050, si basa su valori che secondo gli scienziati sono in grado di garantire la sicurezza alimentare, mantenendo il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C.
"Per l'Italia puntare sulla qualità invece che sulla quantità è una priorità: attraverso produzioni che rispettino alti standard anche dal punto di vista ambientale, possiamo rilanciare il nostro Made in Italy dopo questa difficile fase emergenziale, per questo chiediamo che la strategia Farm to Fork preveda risorse adeguate per sostenere le aziende agricole nel passaggio a metodi di produzione ecologici" conclude Ferrario.


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Categorie: Green Life

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