Artico, la Shell annuncia la ripresa delle attività petrolifere

Pubblicato il: 04/02/2015
Autore: Redazione GreenCity

Il WWF è preoccupato per le conseguenze ambientali delle trivellazioni in Artico. L'habitat dell'orso polare si sta riducendo ad un ritmo troppo veloce per la sopravvivenza di questo magnifico predatore.

La Shell ha annunciato che intende riprendere le ricerche petrolifere al largo delle coste dell'Alaska. La compagnia aveva sospeso le sue operazioni di perforazione nel 2013 dopo le disavventure del 2012,  con il naufragio della piattaforma petrolifera Kulluk vicino all’isola di Kodiak in Alaska.
Secondo il WWF, la Shell sta facendo tentativi di perforazione in Artico nonostante la mancanza di tecnologie di sicurezza collaudate, e in assenza di strumenti efficaci e tecniche affidabili per le operazioni di bonifica in acque gelide.
"La minaccia di fuoriuscite di petrolio mette a rischio i mari artici dell'Alaska e le persone che dipendono da loro", accusa 
Margaret Williams , direttore del Programma Artico del WWF USA . "Dopo la catena di incidenti ed errori durante la prima campagna esplorativa artica, queste notizie destano serie preoccupazioni". Gli effetti di una “marea nera” nell’Artico sono purtroppo noti: basti ricordare le conseguenze del disastro della Exxon Valdez, nel 1989.
La Norvegia, nel frattempo, ha continuato a perforare, nel suo ultimo turno di licenza. "Il 2015 deve rappresentare l’anno in cui persone e governi di tutto il mondo si uniscono per porre le basi ad un accordo globale sul clima, per lasciare ai nostri figli un mondo sicuro. La decisione di estrarre combustibili fossili dal mare Artico, "casa" di orsi polari, trichechi, balene, uccelli marini e altri animali selvatici, luogo dove condizioni meteorologiche estreme - burrasche, venti e lunghi periodi di buio - rendono le operazioni e la risposta a eventuali incidenti estremamente difficili, è davvero un passo indietro" conclude Williams.

Categorie: Ambiente

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