WWF: la disinfezione delle spiagge può creare gravi problemi ambientali

Pubblicato il: 08/05/2020
Autore: Redazione GreenCity

WWF: "Non ci sono conferme scientifiche sull'efficacia dell'ipoclorito di sodio, ma sono noti i danni ambientali".

Il WWF mette in evidenza come con la Fase 2 e la possibilità di svolgere attività motorie e sportive sulle nostre spiagge si pone il problema della sicurezza delle superfici. Ma alcuni rimedi potrebbero aggiungere altri problemi ambientali e per la salute a quelli che stiamo faticosamente affrontando a causa della pandemia.
L’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (così come dei parchi, dei giardini, ville, prati fino al manto stradale in città) è una pratica da evitare in quanto la sua utilità ed efficacia non sono accertate mentre sono ben evidenti i gravi impatti ambientali e sulla salute che questa sostanza può determinare. 
La misura, inoltre, potrebbe essere inutile perché, ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche che attestino che le superfici calpestabili come spiagge, parchi, ville e giardini - ma anche la pavimentazione stradale - siano coinvolte nella trasmissione del virus SARS-CoV-2. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la trasmissione avviene infatti attraverso contatti ravvicinati tra persona e persona, per via respiratoria diretta oppure per via indiretta, portando le mani, che hanno toccato superfici contaminate, alla bocca, al naso o agli occhi. 
Secondo il WWF "si tratta di una misura inefficace perché la capacità dell’ipoclorito di sodio di distruggere il virus su superfici complesse (come sabbia, prato o asfalto) non è accertata né è estrapolabile in alcun modo dalle prove di laboratorio condotte su superfici pulite. Inoltre, se in situazioni sperimentali è stata dimostrata una lunga sopravvivenza dei coronavirus, in condizioni “esterne” la sopravvivenza di virus potrebbe essere molto più limitata. È bene ricordare che uno degli agenti sterilizzanti più utilizzati ed efficaci, anche nelle strutture ospedaliere, è l’esposizione ai raggi UV che in giornate di sole agiscono pienamente".
"La misura, invece, è certamente dannosa perché l’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (ma anche di prati e della pavimentazione urbana) può associarsi ad un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente esposizione dei cittadini che frequentano quelle aree e, in particolare, dei soggetti affetti da patologie allergico-respiratorie. L’ipoclorito di sodio peraltro, in presenza di materiali organici può dare origine a formazione di sottoprodotti volatili pericolosi quali clorammine e trialometani, molti dei quali noti per essere possibili cancerogeni per l’uomo. Non è, inoltre, possibile escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi non volatili che possono contaminare le falde idriche". 
Infine la spiaggia è un ambiente naturale, l’utilizzo di ipoclorito di sodio o di altri disinfettanti può alterare profondamente il suo delicato ecosistema e arrecare gravi danni alla biodiversità, sia per effetti acuti sia a lungo termine. Sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili e consultate dal WWF, sanificare le spiagge così come gli ambienti outdoor non ha alcuna dimostrata efficacia quale misura di prevenzione contro la diffusione del SARS-CoV-2, in un quadro epidemiologico come quello attuale e d'altronde nessuna disposizione in tal senso è stata emanata dall'OMS, dalle autorità nazionali o regionali. Le implicazioni ambientali e di salute pubblica sono invece accertate e molto serie. 
Il WWF invita tutti i sindaci e i presidenti di Regione, ad attenersi alle disposizioni del Governo e delle autorità sanitarie nazionali evitando la disinfezione su larga scala degli ambienti naturali. Sono invece più incisive le misure comportamentali, unite ad una sanificazione mirata e attenta delle attrezzature di cui la popolazione usufruisce in questi luoghi (sdraio, lettini e giochi per bambini).

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Categorie: Ambiente

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