Rifiuti in plastica: Coca Cola, Nestle e Pepsi i marchi più trovati sulle spiagge

Pubblicato il: 30/10/2019
Autore: Redazione GreenCity

Greenpeace: "Non c’è altra soluzione: bisogna ridurre subito la produzione di plastica usa e getta e le multinazionali devono impegnarsi molto di più per rimediare alla crisi dell’inquinamento da plastica che hanno creato".

La coalizione internazionale Break Free From Plastic, di cui fanno parte più di mille e ottocento organizzazioni, tra le quali Greenpeace, ha catalogato, per il secondo anno consecutivo, contenitori e imballaggi usa e getta raccolti nel corso di 484 attività di pulizia. Dal brand audit, condotto in 51 Paesi e sei continenti, risulta ancora una volta che la maggior parte dei rifiuti appartiene a Coca-Cola, Nestlé e PepsiCo.
Dalla catalogazione di quasi mezzo milione (476 mila) di rifiuti in plastica da parte di più di 72 mila volontari, sono stati identificati migliaia di marchi i cui imballaggi in plastica sono principalmente monouso. In particolare, gli imballaggi in plastica usa e getta appartenenti a Coca-Cola sono risultati i più comuni su scala globale, seguiti nell’ordine da Nestlé, PepsiCo, Mondelēz International, Unilever, Mars, P&G, Colgate-Palmolive, Phillip Morris e Perfetti Van Melle. In Italia Greenpeace ha condotto nove attività di pulizia e catalogazione dei rifiuti in plastica e tra i marchi più frequenti, così come evidenziato dall’iniziativa Plastic Radar, ci sono Coca Cola, San Benedetto, Nestlé e Ferrero.
“Questo lavoro conferma ancora una volta che le multinazionali devono fare molto di più per affrontare la crisi dell’inquinamento da plastica che hanno creato. La loro dipendenza dagli imballaggi in plastica monouso si traduce nell’immissione di quantità crescenti di plastica nell’ambiente, i cui impatti sono già oggi devastanti. Il riciclo da solo non è la soluzione, bisogna ridurre urgentemente la produzione di plastica usa e getta”, dichiara Von Hernandez, coordinatore globale della coalizione Break Free From Plastic.
“I recenti impegni di multinazionali come Coca-Cola, Nestlé e PepsiCo promuovono come sostenibili alternative come la carta o le bioplastiche che rischiano di generare ulteriori impatti su risorse naturali già eccessivamente sfruttate, come le foreste e i terreni agricoli. Per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica, le grandi aziende devono ridurre drasticamente la produzione di usa e getta, investendo in sistemi di consegna dei prodotti basati sul riuso e sulla ricarica e che non prevedano il ricorso a packaging monouso” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.
Per spingere le grandi multinazionali a intervenire sul problema dell’inquinamento da plastica, Greenpeace ha da tempo lanciato una petizione (no-plastica.greenpeace.it), sottoscritta da più di quattro milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Nestlé, Unilever, Coca-Cola, PepsiCo, Ferrero, San Benedetto e Danone di ridurre subito la produzione, investendo in sistemi di consegna alternativi che non prevedano il ricorso a contenitori e imballaggi in plastica e altri materiali monouso.

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Categorie: Ambiente

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