Acqua: in crescita investimenti e qualità del servizio, ma male il Sud

Pubblicato il: 30/10/2019
Autore: Redazione GreenCity

Gli investimenti industriali crescono a 38,7 euro per abitante. Sulla spesa media mensile familiare l'acqua ha la più bassa incidenza (3,4%) rispetto ad altre utenze. Nel Mezzogiorno spese più alte, percezione del servizio più scadente e morosità elevata.

Investimenti realizzati in aumento del 24% rispetto al 2012, una crescita della percezione della qualità del servizio idrico, un gap infrastrutturale tra Nord e Sud che si mantiene elevato e la sfida dei cambiamenti climatici. Questo il quadro che emerge dal nuovo Blue Book – la monografia completa dei dati del Servizio idrico integrato - promosso da Utilitalia, realizzato dalla Fondazione Utilitatis con la collaborazione di ISTAT.
Con il trasferimento delle competenze di regolazione e controllo all'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), gli investimenti realizzati hanno registrato una crescita costante arrivando a 38,7 euro ad abitante nel 2017, con un aumento del 24% negli ultimi 7 anni. Si tratta di un incremento che sembra destinato a perdurare sia per la stabilità della disciplina tariffaria - che ha consolidato la fiducia del sistema finanziario nei confronti del settore -, sia per l'introduzione della disciplina sulla qualità tecnica (un sistema incentivante che prevede la verifica biennale dell'efficacia degli investimenti).
L'impatto della regolazione sulla qualità tecnica ha fatto registrare una crescita della programmazione degli investimenti del 24,6% per il biennio in corso (2018-2019); in questo contesto gli investimenti pro capite realizzati nell'ultimo biennio si possono stimare in 44,6€/ab, dal momento che il tasso di realizzazione medio degli interventi programmati è stato nel 2017 di circa l'87%.
Nel 2018 in Italia la spesa media mensile familiare per consumi di beni e servizi è di 2.571 euro mensili: per la fornitura di acqua nell'abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,65 euro (era di 14,69 nel 2017). I livelli medi di spesa più elevati si registrano nel Mezzogiorno (16,87 euro) e nel Centro (16,43); valori inferiori alla media si riscontrano invece nel Nord (12,41). Confrontando la spesa media mensile familiare per la fornitura d'acqua con quella di altri servizi utilizzati - canone tv, rifiuti, telefonia, energia e gas - si osserva che ha un'incidenza contenuta e rappresenta solo il 3,4% del totale.
Il Bonus Idrico 2019, la misura minima prevista introdotta dal 2018 in aiuto alle utenze in disagio economico e sociale, è stato stimato per un'utenza di tre componenti mediamente di circa 30€/anno. Il tema della difficoltà nel sostenimento della spesa è molto sentito, sia dalle utenze (il 4,6% delle famiglie ha dichiarato arretrati nel pagamento delle bollette) sia dai gestori, che specialmente nelle zone meridionali devono far fronte a mancati incassi del 14%.
Nel 2018 la percezione della qualità del servizio idrico risulta piuttosto elevata: le famiglie che sono allacciate alla rete idrica comunale (96% del totale), nell'84,6% dei casi, si ritengono molto o abbastanza soddisfatte. Le percentuali variano sensibilmente sul territorio: nel Nord le famiglie molto o abbastanza soddisfatte sono il 91,9%; nel Centro e nel Sud tale quota diminuisce di circa dieci punti, mentre nelle Isole scende al 67,0%. Soprattutto in queste ultime due aree geografiche, ci sono famiglie che si dichiarano poco o per niente soddisfatte.
Restano comunque elementi di criticità rispetto allo stato delle infrastrutture, dovute in prevalenza alla vetustà delle reti e degli impianti: le perdite di rete stimate nel 2016 sono superiori al 42%, mentre il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa (percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani); il 25% di queste supera i 50 anni (arrivando al 40% nei grandi centri urbani).
Di conseguenza, l'incremento di investimento pro capite previsto per il biennio 2018 -2019   per la riduzione delle dispersioni idriche imposto dalla disciplina ARERA è di 6 €/ab, mentre per il miglioramento delle acque di scarico (con livelli di qualità più stringenti rispetto alla normativa vigente) è richiesto un sforzo aggiuntivo di 7,2 €/ab.Gli interventi saranno anche sempre più correlati dall'esigenza di far fronte ai cambiamenti climatici e al manifestarsi di eventi naturali estremi: in tale direzione, il legislatore ha indirizzato dei primi passi, con fondi pubblici stanziati negli ultimi anni per importi superiori ai 2 miliardi di euro, di cui quasi la metà prevista negli ambiti del Piano Nazionale Invasi e del Piano Nazionale Acquedotti.

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Categorie: Ambiente

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