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Fenomeno pet parenting in Italia: il 55% dei giovani sceglie cani e gatti al posto dei figli

Pubblicato il: 25/09/2026
Autore: Redazione GreenCity
Quattro persone su dieci sceglierebbero un pet al posto di un figlio, evidenziando una trasformazione culturale profonda che tra le nuove generazioni solleva interrogativi cruciali sulla corretta comprensione dei reali bisogni degli animali.

Il rapporto tra le generazioni più giovani e i propri animali domestici ha assunto contorni sempre più simili a quelli di una relazione genitoriale. Lo confermano i dati dello State of Pets 2026 di The Harris Poll, secondo cui ormai 4 persone su 10 scelgono gli animali domestici al posto dei figli, contro appena il ventuno percento che preferirebbe un bambino. Tra i Millennial e la Gen Z il dato è ancora più netto: il 55% ammette di aver già preso in considerazione l’idea di costruire la propria vita intorno a un pet piuttosto che a un bambino, mentre l’83% dei proprietari dichiara che il proprio cane o gatto è come un figlio.

Le motivazioni alla base di questa scelta spaziano da fattori sociali a nuove priorità esistenziali. Tra i fattori principali figurano il non sentirsi nella fase di vita adatta (45%), la maggiore semplicità di gestione rispetto a un bambino (35%), il minore impatto economico (32%), la minore responsabilità richiesta (28%) e la scelta consapevole di restare senza figli (24%). Questo legame si riflette anche nelle decisioni concrete: il 54% dei Millennial e dei Gen Z lascerebbe un’eredità al proprio animale, mentre quasi la metà dei proprietari single (49%) dichiara di aver rinunciato alla ricerca di un partner affidandosi alla compagnia del pet. Anche in Italia la tendenza è evidente: secondo una ricerca Ipsos per Changes Unipol, quasi 4 giovani su 10 (il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z) ritengono che un animale domestico possa sostituire un figlio, a fronte di una media nazionale del ventotto percento e di appena il tredici percento registrato tra i Baby Boomer.

Questa intensa deriva affettiva nasconde però un lato d’ombra significativo evidenziato dalla ricerca internazionale di psicologia animale e antrozoologia. Una recente review pubblicata sulla rivista scientifica Animals, condotta da un team di veterinari ed etologi, dimostra che l’eccessiva umanizzazione degli animali da compagnia porta frequentemente a disturbi comportamentali come ansia da separazione, aggressività e forme di stress cronico. Il motivo principale risiede nell’incapacità dei proprietari di interpretare i reali bisogni etologici e nutrizionali della specie, proiettando sul cane o sul gatto bisogni, emozioni e aspettative umane.

Come spiega il dottor Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, il rischio non è certo quello di amare troppo il proprio animale, ma piuttosto di amarlo nel modo sbagliato. Condividere il pasto, offrire dolci pensati per il palato umano o replicare un’alimentazione di famiglia senza tenere conto delle specifiche esigenze biologiche può generare nel tempo gravi carenze, sovrappeso o patologie. Una nutrizione rispettosa della specie deve partire dalle materie prime e dal loro equilibrio nutrizionale. Lo stesso principio vale sul piano comportamentale: negare a un cane o a un gatto la libertà di esprimere i propri istinti, di annusare, esplorare e socializzare con i propri simili genera frustrazione e compulsioni.

Per garantire un benessere autentico e rispettare la natura profonda dei propri animali, gli esperti dello Schesir Respect My Nature Index raccomandano di seguire alcune regole fondamentali: osservare attentamente il linguaggio del corpo senza interpretare ogni atteggiamento in chiave umana; rispettare i tempi e gli spazi di socializzazione della specie evitando l'isolamento in una dimensione esclusivamente familiare; nutrire l'animale in base alle reali esigenze biologiche e non alle abitudini della tavola umana; affidarsi sempre al parere di un veterinario o di un educatore qualificato in caso di cambiamenti comportamentali; e infine rispettare la libertà di movimento e le posture naturali, evitando costrizioni fisiche eccessive come abbracci prolungati o il trasporto continuativo in marsupi e passeggini che possono risultare invasivi e stressanti.



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Categorie: Green Life

Tag: Green life