Dal 19 luglio 2026, il panorama della moda europea cambierà volto grazie all'entrata in vigore del divieto assoluto per le grandi aziende di distruggere capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Questa misura, inserita nel più ampio Regolamento (UE) 2024/1781 noto come ESPR, mira a promuovere una progettazione industriale ecocompatibile che privilegi la riparabilità e la riciclabilità, ponendo fine a una pratica sprecona che, fino a oggi, ha caratterizzato molti modelli industriali. L'obiettivo ultimo è rendere i prodotti nell'Unione Europea più sostenibili e a lunga durata, introducendo strumenti come il Passaporto Digitale di Prodotto per garantire una maggiore tracciabilità.
La rete Slow Fiber, che unisce oltre quaranta imprese italiane impegnate per una filiera tessile sostenibile e giusta, accoglie positivamente questa normativa, vedendovi il coronamento della propria missione di incoraggiare i principi di circolarità. Dario Casalini, fondatore e presidente di Slow Fiber, sottolinea come i modelli deviati del fast e ultra fast fashion, fondati sullo spreco e sul rifiuto, abbiano creato volumi spaventosi di invenduto da smaltire, coinvolgendo talvolta anche i grandi marchi del lusso, spesso preoccupati dal rischio di contraffazione. Proprio per contrastare questo fenomeno, l'articolo 24 del regolamento impone un obbligo di trasparenza, richiedendo alle aziende di pubblicare annualmente dati precisi sui beni invenduti, specificando quantità, peso e modalità di smaltimento, con l'intento di responsabilizzare i produttori e incentivare il riciclo.
Tuttavia, molte aziende virtuose operano già da tempo anticipando lo spirito di questa norma. È il caso di realtà come L’Opificio, che sceglie di non distruggere mai i propri tessuti d'arredo di alta gamma, puntando su stock a prezzi speciali o sulla vendita di ritagli ad appassionati di bricolage. Altrettanto significativo è l'esempio di Roberto Collina, che mette al centro la cultura del recupero intervenendo sui capi difettosi per ripararli o utilizzando le rimanenze di filati per lo sviluppo di capsule-collection uniche. Anche la Maglieria Gina si distingue ottimizzando il consumo dei materiali tramite la ri-roccatura, mentre Oscalito interpreta al meglio la versatilità dell'upcycling, trasformando gli scarti di cotone, lana e seta in nuovi prodotti o in carta per imballaggi. Sul fronte dei servizi, Quality Biella offre un modello concreto di supporto, ricondizionando i capi delle aziende clienti per immetterli nuovamente nei circuiti di vendita, dimostrando che esistono alternative concrete al rifiuto.
Nonostante l'entusiasmo per una regola dettata dal buon senso, persistono dei dubbi riguardanti le deroghe ed eccezioni definite dalla Commissione Europea, come quelle legate a motivi sanitari, di sicurezza o all'antieconomicità della riparazione. Dario Casalini avverte che tali zone d'ombra rischiano di indebolire l'efficacia del provvedimento se non accompagnate da una rigida vigilanza da parte di governi e magistrature, necessaria per evitare che le imprese meno etiche sfruttino tali scorciatoie attraverso condotte fraudolente. In definitiva, il divieto rappresenta un passo fondamentale nella direzione giusta, suscitando però una riflessione amara: accogliere come una conquista una norma così ovvia fa sorridere pensando alle generazioni passate, che conoscevano il valore delle risorse assai meglio di quanto faccia l'industria moderna.
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Categorie: Green Life
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