Coronavirus, strutture zoologiche: in difficoltà non solo i lavoratori ma anche gli animali

Pubblicato il: 03/04/2020
Autore: Redazione GreenCity

Il Bioparco Zoom di Torino lancia l’allarme: “Perdite del 60% del fatturato annuale e oltre 50% di visitatori. 105 dipendenti, 300 animali e 160.000mq di struttura da mantenere con costi elevatissimi”.

A causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Bioparco ZOOM Torino, così come tutte le altre strutture zoologiche italiane, è attualmente chiuso al pubblico.
Gian Luigi Casetta, CEO & Founder di ZOOM lancia un allarme: “Il mantenimento di una struttura come ZOOM ha un costo annuo di oltre 5 milioni di euro l’anno.  di cui oltre la metà destinati al costo del personale (105 dipendenti in periodo no-Covid-19).Molti dei costi, nonostante la chiusura, non possono essere né ridotti né tagliati come ad esempio quelli per il benessere degli animali dei loro habitat e il consumo energetico, per i quali si spendono oltre 1,5 milioni. Basti pensare, tra le tante voci, che ogni anno vengono consumate dagli animali 7 tonnellate di carne, 12 tonnellate di pesce, 36 tonnellate di frutta e verdura, 146 tonnellate di fieno”.
Il comparto dei parchi, visto l’azzeramento dei flussi turistici, delle attività scolastiche e dell’ingresso del pubblico, si trova in una situazione critica - continua Gian Luigi Casetta - ed in funzione dell’evoluzione dell’emergenza potrebbe portare anche al rischio di una chiusura totale. Ci auguriamo che il Governo possa prendere in esame e in considerazione il comparto delle strutture zoologiche che, oltre a garantire molti posti di lavoro sul territorio (duemila addetti solo nelle istituzioni associate UIZA), ogni anno in Italia genera oltre 3 milioni di visitatori .
Per quanto già da settimane siano state adottate tutte le misure possibili per prevenire un risvolto catastrofico - dagli immagazzinamenti di scorte di cibo alla pianificazione del protocollo di lavoro che si attiva in situazioni di emergenza – la gestione quotidiana (svolta con la massima professionalità da personale altamente specializzato) comporta costi molto elevati per strutture che non godono di nessun sostegno economico da parte dello Statoe che rischiano gravi risvolti. La pandemia è arrivata, inoltre, proprio nel periodo dell’anno più importante, la primavera, che, dopo la chiusura invernale per ragioni climatiche dei parchi all’aperto, è la principale fonte di sostentamento dell’intero anno e che, ormai, non sarà più recuperabile.  
Personalmente mi reputo pessimista sull’andamento dell’emergenza – dichiara Gian Luigi Casettae penso colpirà duramente tutti i nostri parchi, aziende sane che si sono sempre prese cura degli animali e che ora si trovano in seria difficoltà. A lungo termine rimane l’ottimismo che la coscienza sociale possa finalmente svegliarsi rispetto ai temi legati alla biodiversità e alla salvaguardia ambientale che le nostre strutture da sempre comunicano e fanno vivere in prima persona. Non possiamo dimenticare, infatti, che i bioparchi si prendono cura di un patrimonio zoologico di inestimabile valore e della sua salvaguardia. Attualmente stiamo beneficiando dei decreti governativi, ma non possiamo dimenticare dell’impegno necessario per il mantenimento e la cura degli animali, animali - che ricordiamo - non sono assolutamente di proprietà delle singole società, ma un patrimonio della comunità che viene affidato alle nostre strutture zoologiche per fini conservazionisti. Facciamo di tutto per garantire il massimo standard di benessere per gli animali e ci auguriamo di poterlo continuare a fare.”

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Categorie: Green Life

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