La casa in “Classe A” vale più in periferia, negli affitti valore aggiunto in centro

Pubblicato il: 14/09/2018
Autore: Redazione GreenCity

In Italia nei prossimi 20 anni necessari circa 80 miliardi di euro di investimenti di riqualificazione energetica sul patrimonio immobiliare.

Nel mercato immobiliare residenziale delle maggiori città italiane le differenze di prezzo tra edifici in classe A e quelli di classi inferiori sono più evidenti nelle zone periferiche (in media +30%), dove la qualità dell'edificio può avere un impatto considerevole nell'orientare le scelte dell'acquirente in cerca di soluzioni con un rapporto particolarmente vantaggioso tra qualità e prezzo. Nelle zone centrali si osserva invece un maggiore appiattimento delle quotazioni (+20% tra classe A rispetto a E, F e G), riconducibile al ruolo preponderante della localizzazione nella determinazione del prezzo di vendita.
Questi sono alcuni dei dati del Secondo Osservatorio sulla sostenibilità e sulla Sicurezza, presentato da Scenari Immobiliari durante il 26°Forum e realizzato in collaborazione con Johnson Controls. Nel caso dei canoni di locazione si osserva invece un ribaltamento in cui il valore aggiunto della classe energetica A si attesta in media al +26% nelle zone centrali, contro il +15% riscontrato nelle zone periferiche. Questa differenza può essere ricondotta alla maggiore difficoltà di imporre canoni più elevati in localizzazioni periferiche a causa della ridotta disponibilità economica di un tipo di domanda che in molti casi non possiede le risorse per investire nell'acquisto di una abitazione. 
Nel comparto commerciale l'incremento delle quotazioni immobiliari legato all'avanzamento di classe energetica risulta invece più lineare, con prezzi e canoni in crescita con l'avvicinarsi del centro città. In questo caso i prezzi sono quelli a risentire degli incrementi maggiori (in media +50%), mentre nel caso dei canoni la crescita si ferma al +34%.
Innovazioni tecnologiche, prescrizioni normative e l'emergere di un nuovo tipo di domanda sempre più consapevole delle tematiche ambientali, hanno consentito negli ultimi anni la diffusione di strumenti, pratiche e prodotti sempre più efficienti senza per questo compromettere la qualità dei servizi offerti. 
L'edilizia è stata uno dei primi settori ad assistere a questa rivoluzione guidata inizialmente dall'evolversi delle norme sul risparmio energetico degli edifici e, in seconda battuta, da una domanda sempre più sensibile ai costi di un edificio poco efficiente e in molti casi intenzionata a rendere nota la propria attenzione nei confronti delle tematiche ambientali. 
L'efficienza energetica diventa oggi uno dei parametri principali nella definizione della qualità di un edificio, in quanto in grado di rispecchiare la qualità della progettazione. Se la riduzione di gran parte dei consumi energetici avviene ancora mediante soluzioni che interessano le componenti statiche dell'edificio (involucro, aperture, copertura), le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni hanno consentito di ottenere ulteriori margini di efficientamento mediante l'evoluzione delle componenti attive dell'edificio. Il livello di consapevolezza di un edificio nei confronti delle attività svolte al proprio interno e delle condizioni ambientali esterne è diventato determinante per consentire all'immobile di operare in piena efficienza.
L'Italia, tuttavia, sembra restare ancora indietro. La crisi dell'edilizia dell'ultimo decennio e la parcellizzazione della proprietà in tutti i comparti del mercato immobiliare hanno frenato la rigenerazione del patrimonio edificato, che si trova oggi in una condizione di arretratezza con consistenti ricadute sul valore degli immobili. In tutti i comparti si osserva un ampliamento della forbice delle quotazioni degli immobili di nuova costruzione e recuperati nel rispetto dell'ottenimento di una elevata efficienza energetica. Gli investimenti necessari ad eseguire interventi di riqualificazione energetica sull'intero patrimonio immobiliare dei tre principali comparti richiederebbero circa 80 miliardi di euro nei prossimi vent'anni. Lo stock residenziale da solo necessiterebbe di oltre 65,2 miliardi di euro per riqualificare tutto lo stock realizzato tra il dopoguerra e il duemila, corrispondente ad oltre 17,2 milioni di immobili.
Tra gli immobili a uso commerciale e quelli a uso terziario la cifra necessaria per le riqualificazioni si attesta nell'ordine dei 14,6 miliardi di euro, in questo caso coinvolgendo l'intero stock non ancora interessato da interventi di riqualificazione negli anni passati (pari a 3,1 milioni di unità).

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Categorie: Casa

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