Legambiente: stop sussidi alle fonti fossili

Pubblicato il: 26/11/2013
Autore: Redazione GreenCity

Legambiente: “12 miliardi di euro, a scapito dell’ambiente, dell’innovazione e delle tasche degli italiani”.

Legambiente ha pubblicato un dossier sui sussidi alle fonti fossili: 12 miliardi di euro in Italia vanno a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, aumentano il fenomeno drammatico dei mutamenti climatici.
"Occorrono scelte chiare a partire dall’Italia – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini nel presentare il dossier lanciato dall’associazione ambientalista sui costi delle fonti fossili -. Sono infatti pari a oltre 12 miliardi di Euro i sussidi di cui beneficiano le fonti fossili nel nostro Paese, tra diretti e indiretti a petrolio, carbone e altre fonti che inquinano l'aria e danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici. Scegliere di cancellarli è una straordinaria occasione per dimostrare una seria intenzione di frenare i cambiamenti climatici e fare della green economy la strada maestra per uscire dalla crisi. Per questo, chiediamo al Governo Letta il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi e assumere un ruolo da protagonista nel semestre di Presidenza dell’Unione Europea che spetta al nostro Paese a partire da Luglio 2014".
I principali network ambientalisti chiedono che questi sussidi siano aboliti e che si acceleri sulla decarbonizzazione delle economie. Questo stop, da solo, permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate, ovvero il 5,8% al 2020, contribuendo al raggiungimento della metà dell’obiettivo climatico necessario a contenere l’aumento di temperatura globale di 2°C.
"E’ assurdo – continua Edoardo Zanchini – ma i sussidi alle fonti fossili non esistono nel dibattito pubblico e politico italiano. Addirittura nella Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2013, il tema dei sussidi alle fonti fossili, semplicemente, non compare. Eppure stiamo parlando di 4,4 miliardi di sussidi diretti distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore, e di 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni, per un totale di 12,1 miliardi di Euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici".
Tra le voci più importanti di sussidio diretto alle fonti fossili troviamo i trasporti. Al settore dell’autotrasporto sono andati, dal 2000 al 2013, quasi 5,3 miliardi di euro attraverso fondi diretti al sostentamento del settore (400 milioni l’anno), sconti sui pedaggi autostradali (120 milioni in media ogni anno), riduzioni sui premi INAIL e RCA (rispettivamente 105 e 22 milioni) oltre a deduzioni forfettarie non documentate per circa 113 milioni annui. Per il 2013 si tratta di 400 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 330 per il 2014, ad oggi in discussione nella Legge Stabilità.  Un'altra voce di sussidio riguarda sconti sulle tasse per l’acquisto di carburante secondo l'OCSE, l’Italia nel 2011 ha sostenuto il settore con riduzioni e esenzioni dall’accisa per oltre 2 miliardi di euro.
Nel nostro Paese poi, alcuni impianti da fonti fossili beneficiano di sussidi diretti per la produzione elettrica, di cui l’esempio più noto è quello del famigerato incentivo CIP 6. Complessivamente, agli impianti a fonti fossili, dal 2001 al 2012 sono stati regalati 40.149 milioni di euro. Secondo i dati del GSE, nel 2012 il sussidio alle centrali è stato pari a 2.166 milioni di euro, di cui 724,4 milioni direttamente a carico dei cittadini, e continuerà, riducendosi nel tempo, ancora fino al 2021. Sempre secondo i dati del GSE, si può stimare che i CIP6 da qui al 2021 costeranno alla collettività circa altri 4.880 milioni di euro.Addirittura nella proposta di Decreto del Fare 2 è previsto un incentivo per la costruzione di una centrale a carbone pulito nel Sulcis, in Sardegna. Gli oneri, stimati in circa 60 milioni di euro l’anno, per un costo totale di 1,2 miliardi di euro, saranno coperti tramite il prelievo nella bolletta elettrica. Ma non finisce nemmeno qui. Ammontano a circa 160 milioni di euro di fondi pubblici le risorse legate al sistema ETS (il meccanismo europeo di scambio delle emissioni), che andranno agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni, attraverso i rimborsi che sarebbero dovuti servire invece a ridurre le emissioni di CO2.


Categorie: Ambiente

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