Ondate di calore: a rischio le infrastrutture di tutto il mondo

Pubblicato il: 30/07/2020
Autore: Redazione GreenCity

A evidenziare il pericolo è Sensoworks, la startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale, che con l'occasione ha tracciato una geografia delle regioni più controllate d'Italia, sottolineando la necessità di far passare i monitoraggi da statici a dinamici

Con il passare degli anni le ondate di calore stanno aumentando durata e intensità. Nel bacino del Mediterraneo, in particolare, l'accelerazione è stata drastica: dal 1980 ad oggi si sono aggiunti 6,5 giorni di caldo estremo ogni decennio, una situazione che diventerà ancora più critica tra il 2030 e il 2050. A lanciare l'allarme è Sensoworks, la startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale supportata da piattaforme tecnologiche multilivello.

“Da qui al 2050 il riscaldamento globale metterà a rischio la sicurezza delle infrastrutture a livello mondiale” avvisano gli esperti di Sensoworks. E non è solo il caldo, ma anche il conseguente incremento dei periodi di alluvione, delle tempeste e degli uragani. Fenomeni climatici che sono aumentati in quasi ogni parte del mondo, sia in frequenza che in durata.

Secondo il Centre of Excellence for Climate Extremes (CLEX), centro di ricerca a cui aderiscono cinque università australiane, il Consiglio Nazionale delle Ricerche del governo australiano (ARC) e numerose organizzazioni internazionali, la somma delle anomalie di temperatura rispetto una determinata soglia durante i giorni di ondata di calore (calore cumulativo) sta aumentando in media a livello globale in una forbice che varia da 1 a 4,5° Celsius ogni decennio. Ma in Medio Oriente e in certe zone dell'Africa e del Sud America l'aumento raggiunge anche i 10° Celsius.

Secondo i dati del CLEX, nella peggiore stagione delle ondate di calore si sono verificati in Australia addirittura 80° Celsius di calore cumulativo in più e la situazione è ancora peggiore nel Mediterraneo dove il calore cumulativo ha superato i 200° Celsius. Lo studio coordinato da Sarah Perkins-Kirkpatrick dell'Università di Sydney insieme a Sophie Lewis dell'Università di Canberra è stato pubblicato questo mese su Nature Communications.

“Sottovalutare questa situazione sarebbe un errore. Ma con il monitoraggio dinamico sarà possibile risolvere fin d'ora il problema infrastrutturale” sottolinea Niccolò De Carlo, ceo e co-fondatore di Sensoworks, startup già attiva a livello globale, con uffici anche a Boston e monitoraggi in molti Paese europei, inclusa la Francia.

“I ponti italiani sono stati costruiti a regola d'arte e anche la manutenzione è stata nella maggior parte dei casi adeguata. Oggi, tuttavia, le nuove tecnologie consentono di fare di più: di prevedere il futuro e prevenire un evento infrastrutturale prima che accada” puntualizza De Carlo, sottolineando la necessità di passare da un monitoraggio statico delle nostre infrastrutture (quello caratterizzato da ispezioni tecniche sporadiche realizzate da tecnici in carne e ossa) a un monitoraggio dinamico, consentendo così di avere un controllo costante e in tempo reale attraverso strumenti tecnologici all'avanguardia.


L’importanza di un monitoraggio dinamico
Il monitoraggio rappresenta un aspetto critico per il futuro perché il patrimonio infrastrutturale italiano, seppure progettato alla perfezione e manutenuto con grande impegno dagli enti e dalle società preposte, è stato ideato tenendo conto di una determinata sismicità che è variata nel tempo, così come è cambiato anche il contesto climatico” prosegue De Carlo. Fortunatamente anche la tecnologia evolve e oggi sta cambiando ancora più velocemente di prima, consentendo adeguamenti non solo alle nuove esigenze di oggi, ma anche a quelle di domani.
Sensoworks con le sue soluzioni avanzate è in grado di fare predizioni e fornire responsi in forma chiara e precisa, permettendo di intervenire tempestivamente quando necessario. Per questo la società romana ha aperto uffici anche in America, volendo contribuire con una tecnologia made-in-Italy a evitare scenari che negli ultimi 32 anni hanno visto crollare negli Stati Uniti ben 1.062 ponti.

In Italia, certo, la situazione è diversa perché i criteri adottati sono tra i più sicuri al mondo. Ma è il contesto che sta cambiando. “Le tempeste di piena estate confermano la tendenza alla tropicalizzazione, con una elevata frequenza di sfasamenti stagionali, precipitazioni intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo, con eventi estremi e sbalzi termici anche notevoli” osservano gli esperti di Sensoworks, che con l'occasione hanno ridisegnato una geografia delle regioni più monitorate d'Italia.

Volendo fare una graduatoria delle regioni in quanto a monitoraggio infrastrutturale, facendo riferimento a dati ANAS aggiornati a gennaio 2020, Sensoworks ha calcolato il rapporto tra le ispezioni annuali obbligatorie da realizzare su quelle effettivamente realizzate e ha aggiornato tali dati, tenendo anche conto degli ultimi provvedimenti adottati, come le ispezioni recentemente disposte in Liguria, normalizzando poi i risultati in maniera tale da partire da un punteggio massimo di 100/100.

Sul podio di questa ‘Geografia del Monitoraggio’, basata su un modello di monitoraggio statico delle infrastrutture italiane e non su un modello di monitoraggio dinamico che consentirebbe di avere un controllo costante e in tempo reale attraverso strumenti tecnologici all'avanguardia, salgono la Liguria che è prima con un punteggio di 100/100, seguita al secondo posto dalla Toscana con un punteggio di 75/100 e poi l'Abruzzo che è terza con un punteggio di 70/100. A breve distanza, quarta è la Calabria che totalizza 68/100, mentre chiude la top-5 l'Umbria con un punteggio di 65/100.

“In generale un po' per tutte le regioni italiane le performance sono buone. Ma la vita di un ponte è comunque legata a molte variabili, inclusa quella climatica, che possono portare talvolta a problemi strutturali. Oggi con Sensoworks eventuali problemi possono essere monitorati, previsti e risolti prima che si arrivi ad una situazione in cui vi sia la seppure minima probabilità che si verifichino” conclude il ceo e co-fondatore di Sensoworks.













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Categorie: Ambiente

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