Saildrone missione compiuta: 274 giorni di eco-navigazione per studiare gli oceani

Pubblicato il: 29/07/2020
Autore: Redazione GreenCity

Si è conclusa lo scorso 17 luglio la missione Atl2Med, volta a promuovere l’osservazione diffusa degli oceani attraverso Saildrone in grado di raccogliere dati tramite sensori meteorologici e oceanografici a energia solare

Dopo 274 giorni di navigazione il 17 luglio sono arrivati a Trieste i due Saildrone, incaricati di raccogliere informazioni sulle acque marine dell’Oceano Atlantico e del Mar Mediterraneo. Sfruttando la propulsione eolica, le imbarcazioni hanno navigato in maniera autonoma tra punti prestabiliti sotto la supervisione di un pilota umano collegato via satellite e hanno collezionato dati (come la salinità, la temperatura delle acque e la capacità dei mari di assorbire la CO2) tramite sensori meteorologici e oceanografici a energia solare. Nello specifico, i Saildrone hanno viaggiato dalle Canarie a Trieste compiendo un percorso complessivo di oltre 15.000 miglia nautiche (circa 27.000 chilometri), molto di più di quanto era stato previsto (circa 5.000 miglia). La missione, denominata Atlantico-Mediterraneo (Atl2Med), è frutto di una collaborazione pubblico-privato volta a promuovere l’osservazione diffusa degli oceani per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici. 

“La missione Atl2Med è frutto della collaborazione tra l’azienda che ha sviluppato e produce i Saildrone, l’Oceanic Thematic Centre (OTC) inserita nel network internazionale ICOS (Integrated Carbon Observing System), e 12 istituti di ricerca di 7 diversi Paesi. Un enorme sforzo internazionale che ha permesso di gestire la complessità dell’organizzazione, del viaggio, della raccolta e dell’integrazione dei dati” spiega Vanessa Cardin, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e coordinatrice della partecipazione di OGS alla missione.

I Saildrone rappresentano un importante strumento per l’oceanografia del futuro: sono veicoli estremamente tecnologici ed ecologici, che si muovono grazie all’energia eolica e utilizzano l'energia solare per far funzionare gli strumenti di bordo; non trasportano sostanze inquinanti, né carburante, non emettono scarichi e, come i veicoli a vela, sono silenziosi, fattore questo estremamente importante considerando che il rumore è oggi una delle fonti inquinanti più rilevanti.

“Grazie alla collaborazione con OGS, i Saildrone hanno completato diversi obiettivi nel Tirreno e nel Mare Adriatico. Hanno raccolto dati sulle potenziali emissioni di CO2 in un'area ad attività vulcanica intorno alle Isole Eolie prima di circumnavigare la Sicilia ed entrare nel Mare Adriatico attraverso lo Stretto di Otranto. In Adriatico sono passati nell’area della stazione oceanografica gestita da OGS, E2M3A, posizionata nella fossa dell'Adriatico meridionale” precisa ancora Cardin.
Durante la traversata dei Saildrone in Adriatico meridionale, “OGS ha messo in mare anche i propri glider, veicoli autonomi che si muovono senza propulsione immergendosi fino a 1000 metri di profondità e che vengono attualmente utilizzati per il monitoraggio di aree chiave di mari e oceani. I glider hanno acquisito dati lungo un transetto che si estende dall’Italia alla Croazia per poter avere un quadro completo dell’area monitorata dai Saildrone” spiega Elena Mauri, ricercatrice di OGS. Le informazioni raccolte, quelle rilevate dalle stazioni oceanografiche e quelle acquisite dai glider saranno confrontate e permetteranno di ottenere indicazioni preziose soprattutto sugli scambi di gas all’interfaccia acqua aria, soprattutto per la CO2.

Arrivati nel nord dell’Adriatico, i Saildrone hanno effettuato misurazioni nell’area delle stazioni ICOS PALOMA (gestita dal CNR) e MAMBO1, posizionata all’interno dell’Area Marina Protetta di Miramare e gestita da OGS. “Il CNR partecipa al progetto mettendo a disposizione i dati raccolti in continuo dalle due stazioni fisse PALOMA (ISMAR), situata nel centro del Golfo di Trieste, e W1M3A (IAS), situata nel Mar Tirreno vicino al “Santuario dei cetacei”, che fanno entrambe parte della componente marina del network ICOS. Viene messa a disposizione anche l’esperienza acquisita dai suoi ricercatori nell’analisi del sistema del carbonio inorganico marino secondo protocolli internazionali e nell’interpretazione dei dati” afferma Anna Luchetta, ricercatrice ISMAR responsabile della stazione PALOMA per ICOS.

La parte marina del network ICOS Italia attualmente è costituita da 4 stazioni fisse: due gestite dal CNR e due da OGS. Finita la fase di raccolta dei dati in continuo da parte dei Saildrone inizierà la fase, non meno importante, di confronto con i dati acquisiti dalle stazioni fisse equipaggiate con sensori e quella di analisi dei campioni discreti per un confronto incrociato sul funzionamento dei sensori durante la missione ed una certificazione dei dati. La rete ICOS infatti si prefigge di fornire dati omogenei, per metodologia e protocolli d’analisi, e calibrati (per confronto con standard certificati) da utilizzare per il calcolo dei flussi aria mare di CO2 (e altri gas serra) a livello paneuropeo. “Il contributo delle stazioni PALOMA (finora unica certificata ICOS) e Miramare sarà molto importante non solo per l’esistenza di serie temporali pluriannuali di dati con cui confrontarli ma anche in considerazione del fatto che, a causa del lockdown per l’emergenza COVID, le altre stazioni fisse del Mediterraneo visitate dai Saildrone nei mesi scorsi non hanno potuto raccogliere campioni discreti per effettuare il confronto cui si accennava” conclude Luchetta.

Golfo di Trieste sotto stretta osservazione
Il Golfo di Trieste è un'area soggetta a input fluviali e forti variazioni stagionali di temperatura con differenze tra l’inverno e l’estate che possono superare i 20° C e questo incide fortemente sulla capacità del mare di assorbire o rilasciare l’anidride carbonica. Durante l'inverno, le acque dense dell'Adriatico settentrionale contribuiscono alla pompa fisica che assorbe CO2 e la trasferisce in acque più profonde.

“Una migliore comprensione di questi processi è importante per valutare il potenziale impatto dell'acidificazione delle coste nella regione e i dati possono anche aiutare ad affrontare la variabilità spaziale degli scambi aria-mare di CO2 in un'area colpita da scarichi fluviali. La nostra ricerca si basa sulle misurazioni in punti fissi, quindi tutti i dati che contribuiscono alla misurazione della variabilità spaziale attorno alle nostre stazioni possono contribuire a migliorare la comprensione di quali processi siano meglio rilevati nei siti osservativi. I dati saranno integrati nella nostra continua ricerca sul processo di acidificazione costiera nel Mare Adriatico settentrionale” aggiunge Michele Giani, ricercatore di OGS e responsabile della MAMBO1 per l’infrastruttura europea Integrate Carbon Observing System (ICOS).

Per Trieste è stata importante anche la collaborazione con l’Autorità portuale della città che ha fornito il supporto tecnico per l’ancoraggio dei Saildrone, dimostrando ancora una volta il supporto verso la comunità scientifica. “Il supporto dato a OGS per questa missione si affianca alle numerose iniziative già messe in atto per sostenere modelli di sviluppo innovativi e le partnership tra industria e ricerca, che l’Autorità di Sistema Portuale è sempre pronta ad allargare” ha dichiarato Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

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Categorie: Ambiente

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