Posidonia oceanica: le palle di mare diventano sentinelle dellinquinamento plastico
Uno studio ENEA rivela che oltre un terzo delle egagropile del Mediterraneo intrappola microplastiche, offrendo un metodo innovativo e a basso costo per monitorare la salute dei nostri mari.
Autore: Redazione Greencity
Le spiagge del Mediterraneo nascondono un segreto preoccupante all'interno delle comuni "palle di mare". Le egagropile, sfere naturali formate dai residui fibrosi della Posidonia oceanica, si sono rivelate dei formidabili raccoglitori di inquinamento antropico. Secondo una ricerca dell’ENEA pubblicata sulla rivista Environments, oltre una sfera su tre (34,9%) contiene frammenti plastici, agendo come una vera e propria trappola naturale che concentra i detriti presenti sui fondali.
L'analisi, condotta su 1.300 sfere raccolte lungo la costa laziale, ha identificato oltre 1.400 particelle, con una media di 3,1 elementi per sfera. Il dato più allarmante riguarda le dimensioni: quasi la metà (48,7%) dei materiali rinvenuti è classificabile come microplastica (inferiore a 5 millimetri). I polimeri più diffusi sono il nylon e il PET, tipicamente utilizzati nel confezionamento alimentare e nell'industria tessile, con segni evidenti di degradazione chimica che ne confermano l'origine da oggetti più grandi frammentati nel tempo.
Lo studio evidenzia una correlazione diretta tra la presenza di fibre sintetiche e la vicinanza agli impianti di depurazione. Questi sistemi, infatti, riescono a trattenere solo parzialmente le microfibre rilasciate dai lavaggi domestici, che finiscono in mare depositandosi sui fondali dove vengono poi "appallottolate" dalla Posidonia. Come spiegato da Patrizia Menegoni dell'ENEA, queste sfere offrono un segnale chiaro dello stato di contaminazione senza la necessità di campionamenti invasivi o costosi.
L'aspetto rivoluzionario di questa ricerca risiede nella trasferibilità del metodo: il monitoraggio tramite le egagropile è economico, standardizzabile e facilmente replicabile su larga scala da agenzie ambientali e laboratori. In un Mediterraneo sempre più sotto pressione, la Posidonia oceanica si conferma non solo un pilastro per l'ossigenazione e la difesa delle coste, ma anche una preziosa alleata nella sorveglianza ambientale, trasformandosi in un indicatore naturale della pervasività della plastica nei cicli ecologici marini.
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