Adriatico e One Health: il microbioma costiero svela i legami tra ambiente e salute
Uno studio dell'Università di Bologna analizza le acque tra Rimini e Riccione: la metagenomica rivela batteri, virus e antibiotico-resistenza alle foci dei fiumi.
Autore: Redazione Greencity
L'approccio One Health, che considera la salute umana, animale e ambientale come un unico ecosistema interconnesso, trova una nuova e fondamentale applicazione nel monitoraggio del Mare Adriatico. Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, guidato dal professor Marco Candela, ha analizzato la qualità microbiologica delle acque costiere romagnole durante il picco turistico estivo. Utilizzando la metagenomica avanzata, i ricercatori hanno potuto mappare direttamente il DNA presente nei campioni d'acqua, identificando minacce invisibili con una sensibilità senza precedenti.
Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, ha focalizzato l'attenzione sui punti critici dove i corsi d'acqua a drenaggio urbano - il fiume Marecchia, il torrente Marano e il Rio Melo - sfociano in mare. In queste aree è stata rilevata una "firma microbiologica" distintiva che segnala un forte impatto antropico. In particolare:
Batteri patogeni: Identificati generi come Vibrio, Enterococcus, Escherichia-Shigella e Streptococcus.
Virus umani: Rilevata la presenza di famiglie virali quali Adenoviridae, Herpesviridae e Papillomaviridae. Gli studiosi precisano che l'analisi genomica non indica necessariamente che i virus siano vitali o infettivi, escludendo quindi un rischio sanitario immediato, ma confermando la contaminazione da scarichi urbani.
Resistenza agli antibiotici: Individuati 99 geni che conferiscono resistenza a undici classi di antibiotici "criticamente importanti" secondo l'OMS. Questi geni provengono non solo da contesti ospedalieri, ma anche da attività agricole e zootecniche dell'entroterra.
L'analisi evidenzia che il fiume Marecchia presenta il profilo di rischio più complesso, riflettendo il lungo percorso attraverso aree industriali e appenniniche. Al contrario, Marano e Rio Melo mostrano un impatto minore, in linea con i dati storici sulla balneabilità. La ricerca sottolinea come l'enorme pressione turistica estiva (oltre 800 mila persone concentrate in pochi chilometri) metta a dura prova le infrastrutture di gestione delle acque reflue.
Secondo il professor Candela, questi risultati dimostrano l'urgenza di integrare le tecnologie genomiche nei programmi di monitoraggio sistematico. Tali strumenti consentirebbero di individuare precocemente i rischi e supportare una gestione sostenibile delle acque, garantendo la sicurezza dei cittadini e la competitività del turismo costiero in aree ad alta urbanizzazione.
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