Cambiamento climatico: le strategie per salvare Venezia nei prossimi tre secoli
Uno studio su Scientific Reports analizza quattro percorsi di adattamento: dalle barriere mobili del MOSE fino all'ipotesi estrema della rilocalizzazione.
Autore: Redazione Greencity
Salvare Venezia e la sua laguna dall'innalzamento del livello del mare è una sfida che richiede una visione di lunghissimo periodo, capace di estendersi fino ai prossimi trecento anni. Un team internazionale di scienziati, coordinato dal professor Piero Lionello e con il contributo fondamentale dei professori Carlo Giupponi e Adriano Sfriso dell'Università Ca’ Foscari, ha recentemente pubblicato uno studio su Scientific Reports che mette a confronto diverse strategie di protezione. La ricerca evidenzia come la città sia diventata sempre più vulnerabile: negli ultimi 150 anni la frequenza delle inondazioni è aumentata sensibilmente, rendendo necessario un piano d'azione che vada oltre le attuali difese.
Al momento, Venezia si affida al MOSE, il sistema di barriere mobili alle bocche di porto che, secondo le stime dei ricercatori, potrebbe mantenere la sua efficacia fino a un innalzamento del mare di circa 1,25 metri. Tuttavia, a causa degli effetti combinati del cambiamento climatico e della subsidenza del suolo - ovvero il naturale e progressivo abbassamento del terreno - questa soglia critica rischia di essere superata entro il 2300, anche adottando scenari a basse emissioni. Per questo motivo, lo studio valuta soluzioni alternative e complementari, a partire dalla realizzazione di dighe ad anello pensate per separare e proteggere specificamente il centro storico dal resto della laguna. Questa opzione, dal costo stimato tra i 500 milioni e i 4,5 miliardi di euro, potrebbe diventare indispensabile già prima del 2100 nel caso di scenari ad altissime emissioni.
Un'altra via percorribile, sebbene molto più onerosa, è la chiusura della laguna tramite la costruzione di un cosiddetto "super argine". Questa opera monumentale, con un investimento che supererebbe i 30 miliardi di euro, sarebbe in grado di offrire protezione fino a un innalzamento del livello del mare di ben 10 metri, garantendo la sicurezza del bacino lagunare per secoli. Esiste infine un'ipotesi estrema, da considerare qualora il mare dovesse salire oltre i 4,5 metri dopo il 2300: la rilocalizzazione della città e del suo inestimabile patrimonio storico verso l'entroterra. Si tratta di un'operazione dal costo colossale, stimato fino a 100 miliardi di euro, che comporterebbe lo spostamento di abitanti e monumenti in zone sicure.
I risultati di questa ricerca sottolineano che, sebbene gli interventi immediati siano urgenti per tutelare un sito Patrimonio mondiale dell’UNESCO, è altrettanto fondamentale avviare oggi una pianificazione a lungo termine. I dati sui costi e sulla fattibilità tecnica delle diverse opzioni devono servire da bussola per indirizzare le future scelte politiche e ingegneristiche. Solo attraverso una strategia di adattamento flessibile e lungimirante sarà possibile preservare la fragilità di Venezia, bilanciando la salvaguardia dell'ecosistema lagunare con la necessità di proteggere una delle città più iconiche al mondo dall'inarrestabile avanzata delle acque.
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