Italiani, addio al volante come a Malta? Forse, ma non di certo per 25.000 euro
Gli automobilisti italiani chiedono tra i 65.000 e i 75.000 euro per rinunciare alla patente, triplicando la cifra del bonus stanziato sull'isola di Malta.
Autore: Redazione Greencity
Mentre l'isola di Malta ha introdotto all'inizio del 2026 un incentivo da 25.000 euro per spingere i giovani a consegnare la patente, un’indagine di AutoScout24 rivela che per gli automobilisti italiani la libertà di guidare ha un prezzo decisamente più alto. Sebbene quasi il 90% del campione si dichiari disposto a trattare con lo Stato, la cifra media necessaria per convincere i conducenti del Bel Paese a rinunciare ai propri mezzi per cinque anni oscilla tra i 65.000 e i 75.000 euro. Questo valore aumenta ulteriormente nella fascia d'età tra i 34 e i 55 anni, dove la richiesta sale fino a un range di 75.000-85.000 euro, a dimostrazione di quanto l'auto sia radicata nelle abitudini lavorative e familiari.
La resistenza all'idea di un "addio al volante" si fa ancora più netta per una fetta consistente della popolazione. Quasi tre italiani su dieci chiedono infatti oltre 100.000 euro per compensare i disagi di una vita senza auto privata, mentre il 12% dei rispondenti dichiara che non rinuncerebbe alla guida per nessun prezzo al mondo. Per questi "irriducibili", il volante non è solo uno strumento di trasporto, ma un simbolo fondamentale di indipendenza e autonomia, spesso dettato anche dalle necessità concrete legate alla gestione di figli e anziani.
Oltre all'aspetto puramente economico, l'indagine mette in luce forti dubbi sulla reale applicabilità di una simile riforma in Italia. Il 57% degli intervistati esprime scetticismo, sottolineando come il mezzo proprio rimanga indispensabile a causa di un sistema di trasporti pubblici percepito come insufficiente o inefficiente. Se per il 37% dei cittadini una misura del genere potrebbe funzionare esclusivamente nelle grandi metropoli ben servite, per il resto del territorio nazionale la rinuncia all'auto appare come una sfida logistica quasi impossibile da vincere, rendendo il bonus maltese una realtà lontana dalle necessità strutturali del contesto italiano.
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