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Greenpeace pone fine al blitz per difendere il Santuario delle balene

Dopo aver aspettato per dodici ore una risposta dal Ministro Prestigiacomo, l'ultimo attivista di Greenpeace scende dalla gru della nave Far Samson, mostrando lo striscione "Ministro dove sei?".

Redazione GreenCity

Pubblicato il: 12/10/2011 nella categoria Ambiente.

Greenpeace pone fine al blitz per difendere il Santuario delle balene

"Siamo profondamente rammaricati dall'indifferenza del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - sostiene Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia - che ha dimostrato ancora una volta di non aver alcun interesse a proteggere in maniera concreta l'ecosistema marino. Ringraziamo il dott. Aldo Cosentino, uno dei Direttore del Ministero, per averci invitato a un incontro a cui sicuramente parteciperemo, ma ci chiediamo per quanto ancora il Ministro farà la "bella addormentata"?"
Secondo Greenpeace, violando gli accordi presi con Francia e Monaco, l'Italia ha quasi causato la scomparsa del Segretariato del Santuario e, violando le più elementari norme, ha dato il via alla costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa: la prima Area Marina Industriale collocata all'interno dell'area tutelata dall'Accordo sul Santuario dei Cetacei.
Lo scorso settembre rappresentanti di Greenpeace avevano già incontrato la Direzione del Ministero, chiedendo misure concrete per proteggere il Santuario. Purtroppo, a distanza di sei mesi, nulla è cambiato. Anzi, secondo Greenpeace, le condizioni del Santuario sono peggiorate mentre il Ministro non risponde a tutti quelli che da tempo chiedono la protezione dell'area, e in particolare delle Bocche di Bonifacio.
Greenpeace aggiunge poi: "di fronte all'incapacità del Ministro dell'Ambiente di tutelare il Santuario, non ci resta che considerare l'Italia responsabile dell'agonia di quest'area marina protetta. Il nostro governo dovrà rispondere di questo fallimento non solo davanti a Francia e Monaco, firmatari dell'Accordo per il Santuario, ma a tutti gli stati del Mediterraneo, che lo hanno riconosciuto come area a speciale protezione".







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