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La via russa all'energia per l'Europa

Apertura del mercato dell'estrazione e della lavorazione del gas naturale in Russia agli investimenti di aziende europee in cambio di un aumento della quota delle importazioni di gas russo da parte dell'Unione Europea.

Franco Cavalleri

Pubblicato il: 17/01/2011 nella categoria Energia.

La via russa all'energia per l'Europa

Apertura del mercato dell'estrazione e della lavorazione del gas naturale in Russia agli investimenti di aziende europee in cambio di un aumento della quota delle importazioni di gas russo da parte dell'Unione Europea.
È il messaggio che arriva da Mosca, attraverso articoli e commenti di diversi analisti ed economisti russi su mezzi di comunicazione europei, che di concerto sostengono una posizione che, del resto, il Cremlino non ha mai nascosto in questi ultimi anni: migliorare il livello dell'efficienza energetica aiuterà la-via-russa-all-energia-per-l-europa-1.jpgl'Europa a raggiungere il suo obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, e potrebbe anche fornire risultati al minor costo, ma non sarà sufficiente. Ciò significa che l'Europa ha urgente bisogno di trovare la combinazione ottimale di olio combustibile, gas naturale, o il traguardo dei suoi obiettivi energetici e ambientali scivolerà via di mano. La soluzione, appunto, è un rilancio del partenariato UE-Russia, dopo che nell'ultimo decennio i rapporti hanno avuto diversi alti e bassi (forse più bassi che alti). La diplomazia di Mosca sta, in sostanza, cercando di riproporre l'asse che, al culmine della prima crisi energetica negli Anni Settanta, permise al Vecchio Continente di sottrarsi al ricatto dei paesi OPEC.
Quali i vantaggi per l'Europa, secondo Mosca? Eurogas, l'associazione europea dell'industria del gas, stima che per ogni aumento in percentuale della quota del gas nel mix dell'Unione europea del consumo di carburante per i prossimi 20 anni, l'Europa ridurrà le sue emissioni di anidride carbonica entro il 3 per cento. Infatti, molti dei vecchi impianti a carbone in Europa potrebbero essere sostituiti con impianti a gas che emettono quasi il 50 per cento di biossido di carbonio in meno delle centrali a carbone, richiedono poco tempo per essere costruite e a costi relativamente bassi.
A ostacolare i progetti moscoviti è l'asimmetria nelle relazioni russo-europee del gas. È vero che il bilancio russo dipende fortemente dai proventi delle esportazioni di gas, ma questo non cambia il fatto che i potenziali costi di interruzione del flusso di gas per i paesi europei sarebbero sproporzionatamente più alti.
La scelta di non affrontare questa asimmetria potrebbe rivelarsi costosa per entrambe le parti. La Russia potrebbe perdere i proventi delle esportazioni, se l'Europa trova soluzioni alternative per soddisfare i suoi bisogni energetici. L'Europa, d'altro canto, potrebbe trovarsi a dover pagare costi più elevati per ridurre la sua impronta di carbonio.
Un altro problema è la cronica mancanza di investimenti della Russia nel suo settore gas, che aumenta ulteriormente la riluttanza a scommettere sul gas russo da parte dei paesi europei. La conseguenza è una progressiva erosione della quota della Russia nelle importazioni europee di gas: Gazprom è scesa dal 43 per cento nel 2000 al 34 per cento nel 2008.
Come superare questi ostacoli? I fautori della nuova partnership spingono perché l'Europa assuma un atteggiamento più aperto e possibilista riguardo gli investimenti russi. In cambio, la Russia offre una profonda revisione del regime restrittivo degli investimenti nel suo settore del gas, per incoraggiare e facilitare le imprese europee interessate ad investire. Andrà in porto il progetto russo? I 27 accetteranno l'offerta di Mosca di una nuova partnership impostata sul fronte energetico? Difficile dirlo, gli elementi che concorrono ad ostacolare la realizzazione del progetto sono numerosi, almeno quanto quelli favorevoli. Nella questione entrano in gioco anche fattori di politica internazionale: cosa dirà Pechino, accetterà la costituzione di un asse Bruxelles-Mosca, o cercherà piuttosto di boicottarlo?








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