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Italia, ancora in lista nera per la pesca illegale

Italia ancora nella lista nera del NOAA, National Oceanic and Atmospheric Admistration, per la pesca illegale. Le associazioni ambientaliste chiedono un incontro urgente con il Ministro Galan.

Redazione GreenCity

Pubblicato il: 14/01/2011 nella categoria Ambiente.

Italia, ancora in lista nera per la pesca illegale

L'Italia finisce di nuovo nella lista nera del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Admistration) per la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.
L'Agenzia federale statunitense ha inserito, per la seconda volta consecutiva, il nostro Paese tra coloro che  non hanno attivato adeguate misure di contrasto alle attività di pesca illegale.
Condividono con noi questo preoccupante quanto estremamente imbarazzante primato altri cinque Paesi: Colombia, Ecuador, Panama, Portogallo e Venezuela.
Panama e Italia, peraltro, sono gli unici due Paesi ad essere nella Lista nera per la seconda volta! 
Le attività di pesca illegale con le spadare o le ferrettare – come avviene da oltre un decennio – e l'inefficacia delle sanzioni applicate sono le accuse principali mosse all'Italia.
In una nota pubblicata dallo stesso NOAA si indica chiaramente "la necessità di stabilire misure addizionali per fermare questo tipo di attività includendo l'implementazione di sanzioni più severe …" "L'analisi del NOAA rispecchia esattamente ciò che da anni Marevivo, Greenpeace, WWF, Legambiente e LAV denunciano, tanto che all'interno del rapporto sono state citate le segnalazioni e i rapporti sulla pesca illegale italiana che noi stessi abbiamo segnalato alle autorità e pubblicato"– dichiarano i rappresentanti delle associazioni ambientaliste.
"La mancata applicazione di sanzioni efficaci e della sospensione della licenza di pesca rappresentano il nodo principale della questione e contrastano fortemente con le recenti dichiarazioni del Ministro Galan sulla famigerata "Tolleranza Zero", di fatto mai concretamente applicata."Ricordiamo, infatti, che queste misure sono previste dal Decreto Ministeriale del 14 ottobre 1998, ma non sono mai state applicate dalle autorità italiane. Proprio per questo, e per carenza nei controlli, l'Italia ha subito processi di infrazione e accertamenti che hanno comportato la richiesta di restituzione di oltre 7 milioni di euro nel 2008 da parte dalla Commissione Europea al nostro Paese. Cifra questa che il Ministero1smentisce di dover pagare ma che, nella realtà dei fatti, il Governo italiano ha già dovuto rimborsare. "Ai processi di infrazioni e alle richieste di rimborso, si potrebbero aggiungere adesso ulteriori sanzioni che gli Stati Uniti prevedono di applicare la flotta italiana, alla quale potrà ad esempio essere negato l'accesso ai porti statunitensi e il bando delle importazioni di alcuni prodotti ittici. Oltre quindi ai gravi danni all'ambiente marino, la pesca illegale pesa negativamente sulla tasche dei cittadini e sulla stessa credibilità del nostro Paese a livello internazionale– concludono i rappresentanti delle associazioni ambientaliste. 
Alla luce di questa drammatica situazione, le organizzazioni ambientaliste hanno richiesto un incontro urgente con il Ministro Galan per valutare azioni immediate e di più severo contrasto all'illegalità e a sostegno della pesca sostenibile.







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