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Cancùn, avanti piano, quasi indietro

Avanti piano, mezza forza, quasi indietro. La 16a Conferenza dell'ONU sul clima (COP 16) si è conclusa l'11 dicembre 2010 con un accordo che significa tutto e niente. Di fatto, è solo un rinviare di altri dodici mesi almeno – la composizione del puzzle.

Franco Cavalleri

Pubblicato il: 13/12/2010 nella categoria Ambiente.

Cancùn, avanti piano, quasi indietro

Avanti piano, mezza forza, quasi indietro. La 16a Conferenza dell'ONU sul clima (COP 16) si è conclusa l'11 dicembre 2010 con un accordo che significa tutto e niente. Di fatto, è solo un rinviare di altri dodici mesi almeno – la composizione del puzzle.
Si tratta di sostituire la Convenzione di Kyoto, siglata nel 1997 ed in scadenza a fine 2012. Perché affrettarsi a trovare una nuova formula, quindi, quando ci sono altri 24 mesi a disposizione? È quanto si dicono quasi tutti. Possiamo anche togliere il 'quasi'. Di fatto, ci troviamo di fronte ad una partita a scacchi con quasi duecento giocatori, la cui durata si estende sull'arco di anni.
Per leggere compiutamente la situazione, ricostruiamo un attimo quanto successo a Cancùn. La Conferenza si prefiggeva di intensificare gli sforzi per evitare le emissioni di gas serra, con l'obiettivo di prevenire un'eventuale lacuna nella normativa internazionale al termine del primo periodo del Protocollo di Kyoto – fine 2012, appunto.
Se l'obiettivo è comune, le posizioni sono le più disparate: paesi sviluppati, in via di sviluppo, poveri e poverissimi, paesi disperati, il dialogo è stato quasi impossibile.
Il testo presentato dalla Presidenza messicana è stato approvato da 192 delegazioni su 193, con la sola eccezione della Bolivia. In realtà, anche altri paesi - Cuba, Venezuela - hanno manifestato perplessità riguardo il testo, ma non hanno avuto il coraggio e la coerenza di andare fino in fondo e manifestare la loro contrarietà, lasciando La Paz ufficialmente isolata. È interessante notare che si tratta di Paesi dove il concetto di democrazia è alquanto vago, mentre fortissimo è il sentimento anti-americano ed anti-occidentale in genere.
Passi avanti rispetto alla precedente Conferenza di Copenhagen, la COP15, ci sono stati, anche se di molto inferiori alle attese. La discussione relativa a temi cruciali quali gli impegni vincolanti per i Paesi non appartenenti al Protocollo di Kyoto è stata aggiornata al prossimo anno.
Sono stati approvati un testo sull'ulteriore sviluppo della politica climatica internazionale nel quadro della Convenzione dell'ONU sul clima e un altro relativo al Protocollo di Kyoto. Il primo documento abbozza la procedura ulteriore per lottare contro i problemi climatici. Ribadisce che i cambiamenti climatici sono una delle principali sfide dell'umanità, che gli sforzi volti ad evitare le emissioni di gas serra devono essere intensificati, che il riscaldamento climatico non deve superare i due gradi e che i Paesi devono assumersi responsabilità comuni seppur diversificate a seconda del loro livello di sviluppo. Inoltre, pone l'accento sulla necessità di procedere a un cambiamento di impostazione al fine di sviluppare un'economia e una società rispettose dell'ambiente. Per cogliere questi obbiettivi, le tecnologie innovative costituiscono una delle chiavi di volta.
Come si può capire, non si tratta certo di decisioni di portata storica, tali da apportare una svolta alle relazioni internazionali.
Le Parti hanno inoltre deciso di creare un quadro di riferimento per l'adattamento ai cambiamenti climatici (Cancun Adaptation Framework) con l'obiettivo di mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici già in corso soprattutto nei Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili.
Per quanto attiene alla riduzione delle emissioni di gas serra si è ribadito il fatto che anche i Paesi in via di sviluppo devono fornire un contributo in funzione delle loro possibilità.
I Paesi membri del Protocollo di Kyoto saranno esortati a intensificare i loro sforzi conformemente alla decisione scaturita dalla Conferenza di Cancún. È inoltre necessario definire al più presto un secondo periodo d'impegno al fine di evitare lacune nel Protocollo di Kyoto. I Paesi industrializzati intendono comunque ridurre le loro emissioni conformemente all'Accordo di Copenhagen anche se il secondo periodo d'impegno del Protocollo di Kyoto non seguirà immediatamente il primo. Tale impegno è stato confermato nella decisione della Conferenza di Cancún.
L'Unione Europea si era detta disposta ad aumentare la percentuale-obiettivo per la roduzione delle emissioni d gas serra al 30%, a condizione che anche altri paesi industrializzati, quali ad esempio gli Stati Uniti o il Giappone, decidessero di impegnarsi al fine di ottenere riduzioni della stessa portata. Nulla di nuovo nemmeno qui, era la stessa proposta presentata da Bruxelles a nome dei 27 anche durante COP15. Ed esattamente come a Copenhagen, è rimasta lettera morta: la decisione di Cancún non soddisfa ancora tali premesse.
L'accordo al quale si è giunti a Cancún ha infine consentito di adottare un pacchetto di misure in relazione allo sfruttamento, dannoso per il clima, delle foreste nei Paesi in via di sviluppo. Si tratta di un importante passo in avanti verso la riduzione di circa un quinto delle emissioni di gas serra a livello mondiale. Grazie a un lavoro pluriennale, la delegazione svizzera ha contributo in misura determinante al successo in questo ambito.
La COP 16 ha inoltre deciso l'istituzione di un fondo per il clima e la creazione di meccanismi contro uno sfruttamento dannoso per il clima delle foreste nei Paesi in via di sviluppo.







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