Ogni anno sulle strade italiane circolano quasi 900.000 milioni (!) di passeggeri per chilometro. A questi vanno aggiunte
quasi 150.000 milioni di tonnellate di merci, sempre per ogni chilometro di strada. Numeri impressionati – quasi un milione di milioni di passeggeri, provate a scriverla! - che testimoniano l'
altissima domanda di mobilità da parte di comuni cittadini e aziende, e che va necessariamente gestita e controllata. Non è sufficiente cercare di limitare la necessità di spostarsi, per esempio mettendo online molte delle pratiche più comune della Pubblica amministrazione, così da permetterne lo svolgimento via internet. L'italiano ama comunque spostarsi, e quando lo fa, è per lo più con i mezzi privati. Quelli pubblici, infatti, sono talmente inefficienti da riuscire a coprire una minima parte della domanda di mobilità: meno del 10% di quella passeggeri, un terzo circa di quella merci oltre i 50 km.

Questa domanda di mobilità di persone e merci è aumentata notevolmente negli ultimi decenni, e le previsioni dicono che il trend al rialzo continuerà anche nei prossimi anni. Non possiamo più aspettare, le conseguenze negative - per l'ambiente, la qualità della vita, la sicurezza del trasporto e per l'intera economia italiana – di decenni di quasi completa mancanza di iniziative e progetti sono sotto gli occhi di tutti.
Cosa significa tutto questo, in termi i di inquinamento, qualità dell'ambiente, qualità della vita nelle nostre città e aree urbane? Gli effetti negativi prendono due diverse manifestazioni: inquinamento dell'aria ed inquinamento acustico. Il primo è un problema noto e che viene affrontato – con più o meno successo – da diversi decenni. Il secondo si è affacciato sulla scena solo alla fine del secolo scorso.
Per quanto riguarda l'
inquinamento dell'aria, a livello internazionale è stato convenuto di prendere i dati sulle emissioni di biossido di carbonio come indice della sostenibilità ambientale di una società.
Le quantità di CO2 messe in gioco dai trasporti sono importanti. Una vettura emette circa 2,5 Kg di CO2 per litro di combustibile (2,38 se a benzina, 2,65 per il diesel). Ogni volta che facciamo un pieno di 30 litri, di fatto prenotiamo una emissione di CO2 di circa 75 kg!
In termini globali, per avere un'idea di cosa c'è in gioco basti pensare che qualcuno si è preso la briga di calcolare che i 64,1 milioni di tonnellate di CO2 emessi in un anno dalle autovetture circolanti in Italia (pari al 10-12% del totale di CO2 emessa nell'atmosfera) equivalgono al contenuto in CO2 di una massa di carbone che occuperebbe un treno lungo 4500 km, abbastanza per coprire la distanza tra Torino ed i monti Urali; oppure ancora che l'estensione a foresta necessaria per neutralizzare la CO2 emessa in un anno dalle autovetture circolanti in Italia dovrebbe essere pari a circa 67.000 Kmq come dire Piemonte, Lombardia e Veneto insieme).
Inizialmente trascurato, perché ritenuto – erroneamente – un disturbo locale e non ambientale - nell'ultimo decennio il problema della quantità di rumore è entrato di prepotenza nelle politiche di risanamento delle nostre città e aree urbane. Si stima che l'
inquinamento acustico incida pesantemente sulla salute e sulla qualità della vita del 25% della popolazione dell'Unione Europea, ovvero circa 100 milioni di persone!
Le ricerche indicano che il
traffico comporti l'emissione di
rumore per circa 80 decibel, una quantità in grado di scatenare patologie quali lo stress, l'affaticamento e perfino disturbi all'apparato circolatorio. Ancora superiore l'inquinamento acustico da traffico di
mezzi pesanti: 90 decibel. A questo livello si hanno disturbi all'apparato respiratorio e digerente. I numeri qui ricordati indicano con estrema chiarezza quanto sia importante e urgente affrontare, con decisione, le sfide e i problemi posti dall'aumento continuo della domanda di mobilità, e che serve una visione globale, a 360°, della situazione e degli strumenti a disposizione. Bisogna agire sulle infrastrutture – allargando le strade esistenti, o realizzandone di nuove, secondo le diverse situazioni – e sulla tipologia dei veicoli in circolazione – facilitando la diffusione di automezzi a gpl, ibridi (benzina + batterie) o meglio ancora elettrici al 100 per cento -, lavorare sulla domanda trasferendola su linee di trasporto pubbliche moderne nella tecnologia e nella concezione – la TAV va bene, ma non dimentichiamo i pendolari e la mobilità interna alle aree metropolitane in genere -, ma questo non basta. Bisogna andare oltre, collegando tutti questi sistemi in un
unicum in grado di raccogliere informazioni da tutte le parti coinvolte nel sistema della mobilità e analizzarle per consentire una gestione il più possibile automatica e sinergica dell'intero mondo dei trasporti.
Coinvolti non sono solo i produttori automobilistici, ma anche chi produce e distribuisce l'energia, chi gestisce le reti elettriche, urbanisti e pianificatori delle nostre città e aree urbane, amministratori pubblici, produttori di software per il controllo dei diversi sistemi: decine, forse centinaia di attori diversi.
Questo speciale vuole dare una panoramica di alcune della diverse proposte, realizzate o allo studio, e iniziative che si prefiggono il comune obiettivo di inserire intelligenza nel modo in cui noi e le nostre merci ci muoviamo, per alzare il livello della qualità della nostra vita. Nel nome di un ambiente migliore, di una qualità della vita più elevata, di maggiore sicurezza nel trasporto e di una spinta all'innovazione dell'intero processo produttivo italiano. Si parlerà di infrastrutture, di auto elettriche,di energia, di tutto quanto consente a noi e alle merci che produciamo di 'girare'.