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L'auto elettrica si candida come la prossima rivoluzione verde

L'auto elettrica sembra essere arrivata finalmente al cosiddetto punto di rottura, quel punto, ovvero, nel quale ogni nuova tecnologìa è in grado di "rompere" gli equilibri esistenti, dando il via a una sequenza di trasformazioni velocissima e profonda.

Redazione GreenCity

Pubblicato il: 09/08/2010 nella categoria Mobilità.

L'auto elettrica si candida come la prossima rivoluzione verde

Ma è veramente un vantaggio?

Una delle principali accuse, mosse dagli ambientalisti più "radicali" è che l'auto elettrica non fa altro che spostare i termini del problema – emissioni di CO2, particolato, gas serra in genere, calore, rumore – da un luogo ad una altro. Ovvero, dalle città – dove avviene il consumo del bene-automobile - alle zone rurali – dove verrebbe prodotta la nuova energia da distribuire nelle città.
Le aree urbane, in effetti, costituirebbero il principale – qualcuno dice unico – mercato di riferimento dell'auto elettrica. Le caratteristiche di questo motore lo rendono particolarmente adatto alla tipica guida da area metropolitana: percorsi generalmente brevi, cambi continui di marcia, velocità ridotta. Nell'UE, l'80% dei guidaotri percorre mediamente meno di 40 km al giorno. Il livello di efficienza del motore elettrico, in questa situazione, è circa 4 volte superiore a quello del motore a combustione, raggiungendo una percentuale tra il 60 e l'80 %  di energia effettivamente utile per muovere il veicolo.  
Considerando che, nell'Unione Europea, oltre il 20% delle emissioni di gas serra dipendono dal settore dei trasporti, e che questo è l'unico settore dove si registra un aumento continuo delle emissioni, l'auto elettrica promette di contribuire in misura notevole alla risoluzione di questo problema.
Dal punto di vista sociale, i leader della UE e dei 27 Stati Membri dovranno stare attenti a trovare il punto di equilibrio tra le aree urbane e le aree rurali: nonostante il grande sviluppo delle città, una buona metà della popolazione UE vive ancora in aree rurali e rischiano di pagare il conto – in termini di inquinamento e di perdita di territorio utile - dello stile di vita degli abitanti delle aree urbane. Non sarà possibile, in altre parole, semplicemente trasferire fuori della città i centri di produzione dell'energia necessaria per rifornire i veicoli elettrici, con i relativi problemi in materia di sfruttamento del territorio, emissioni di gas inquinanti, rumore, sfruttamento delle risorse idriche e naturali in genere, e via dicendo. La ricchezza si produce in città, ma metà dell'elettorato UE vive in campagna! 
Dal punto di vista tecnologico, i problemi ancora da risolvere riguardano il livello di costo della produzione delle batterie, il numero ancora limitato (200 circa al massimo) di chilometri percorribili con un "pieno" di elettricità, la necessità di una rete di stazioni di rifornimento capillare e diffusa. 
Per quanto riguarda questo ultimo punto, coniugare la richiesta di energia da parte di milioni di autoveicoli con la necessità di un impatto ambientale il più basso possibile, idealmente a zero, da parte della rete di rifornimento, sarà la vera sfida dei prossimi decenni. Sarà necessario realizzare una rete integrata, in grado di prendere l'energia da più fonti, e distribuirla ai veicoli in qualunque momento. Scienziati e ingegneri sono al lavoro per progettare "reti intelligenti", in grado di soddisfare tutti i requisiti in materia di ambiente, disponibilità immediata, politiche sociali.
Per quanto riguarda le batterie, il cuore pulsante di questa nuova automobile, i livelli di prezzo attuali – compresi tra i 15mila edi 40 mila euro – devono scendere sotto i 10mila nel breve periodo ed i 5mila nel lungo. Attualmente, buona parte di questo differenziale di prezzi è coperta da incentivi e sovvenzioni da parte di governi e autorità locali, ma il sistema non potrà durare a lungo pena la bancarotta delle istituzioni pubbliche.  
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