Animali in città: 245 milioni di spesa pubblica

Pubblicato il: 17/02/2017
Autore: Redazione GreenCity

Legambiente: "Un quadro fortemente disomogeneo, ottimo solo per Terni, Peschiera Borromeo (MI) e Formigine (MO) tra i Comuni e per Napoli 1 Centro tra le aziende sanitarie locali".

245 milioni di spesa pubblica nel 2015. A tanto ammonta l’esborso dichiarato dalle amministrazioni comunali (144 milioni) e dalle aziende sanitarie locali (101 milioni) per la gestione degli animali (d’affezione e non) nelle nostre città. Sicuramente troppo rispetto ai risultati raggiunti, se si considera che solo il 12% dei comuni e il 43% delle aziende sanitarie locali che hanno risposto al questionario inviato da Legambiente per stilare il suo rapporto Animali in città ottengono la sufficienza. Troppo anche perché buona parte dei costi (l’80% per i Comuni) è assorbita dai canili rifugio, strutture indispensabili secondo il modello attuale, ma fallimentari rispetto al benessere animale e alla prevenzione del randagismo.
Animali in città valuta i servizi che le amministrazioni comunali e le aziende sanitarie locali dichiarano di offrire ai cittadini che hanno animali d’affezione e, in generale, per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici. In altre parole, cerca di mettere in luce se e come gli enti preposti a regolamentare, gestire e controllare si siano adeguati al cambiamento culturale che negli ultimi 20 anni ha visto quadruplicare i cani e i gatti nelle case degli italiani.
Il 39,3% delle amministrazioni comunali ha dichiarato di aver attivato l’assessorato e/o l’ufficio dedicato al settore. Il 98,7% delle Aziende sanitarie locali ha risposto di avere almeno il canile sanitario e/o l’ufficio di igiene urbana veterinaria (in tre casi anche l’ospedale veterinario). In queste strutture le amministrazioni comunali dichiarano di impegnare complessivamente 705 persone (in media 0,6 unità a città) e le aziende sanitarie locali 594 persone (media 7,4 unità per azienda).Teoricamente, dunque, più di un terzo dei comuni e la quasi totalità delle aziende sanitarie locali dovrebbe essere in grado di fornire risposte adeguate, ma non è così. Solo 3 città (0,3% del campione) - Terni, Peschiera Borromeo (MI) e Formigine (MO) - totalizzano i punti necessari a raggiungere una performance ottima. Ventidue città (il 2% del campione) ottengono una performance buona, 132 città (l’11,9% del campione) una performance sufficiente.Sono 35 le aziende sanitarie che raggiungono una performance sufficiente (il 43,75% delle 80 che hanno risposto), 13 le Asl con una performance buona (16,25% del campione) e una sola - Napoli 1 Centro - con una performance ottima.
I comuni dichiarano di spendere l’82,9% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili, circa 119.694.345,00 di euro della spesa stimata per il 2015. Dichiarano di gestire queste strutture in proprio nell’12,63% dei casi, tramite ditte o cooperative con appalto pubblico nel 32,08% dei casi e tramite associazioni in convenzione nel 55,29% dei casi. Solo un quinto dei comuni tuttavia dichiara di sapere quante siano le strutture dedicate agli animali d’affezione. Dai dati forniti risultano 108 canili sanitari, 48 gattili sanitari, 173 canili rifugio, 75 oasi feline, 16.300 o 14.907 colonie feline (in due domande del medesimo questionario le risposte ricevute dalle amministrazioni comunali variano incomprensibilmente), 1.246 aree urbane per cani, 244 pensioni per cani, 131 allevamenti di cani, 143 campi di educazione e addestramento cani.
Il 100% dei contesti urbani ha gatti liberi più o meno “autorganizzati” in colonie. La corretta gestione delle colonie feline è uno degli elementi che facilita il buon rapporto con gli animali in città o che, al contrario, può ingenerare frequenti conflitti. Solo il 22,22% dei comuni dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero 14.907 colonie, con oltre 156.217 gatti e 42.810 cittadini impegnati. Rispetto al numero dei cittadini residenti, le amministrazioni comunali che risultano più amanti dei gatti (in colonie feline) sono: Aymavilles (AO) con 1 gatto ogni 4 cittadini, Scarlino (GR) con 1 gatto ogni 10 cittadini, Arezzo con 1 gatto ogni 12 cittadini, Montecalvo in Foglia (PU) con 1 gatto ogni 13 cittadini, Sanremo (IM) con 1 gatto ogni 15 cittadini. Solo il 70% delle Aziende sanitarie dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risultano 23.083 colonie per 277.071 gatti.
Il randagismo rappresenta l’elemento principale di sofferenza e conflittualità per gli animali e il costo economico più significativo a carico della collettività. Quanti tra i cani vaganti che vengono catturati rimangono a soffrire nei canili rifugio e quanti, invece, trovano un padrone o sono reimmessi sul territorio come cani liberi controllati? In media, secondo le amministrazioni comunali e le Asl, su 4 cani catturati, 3 hanno trovato nel 2015 una felice soluzione. Ma l’indagine restituisce situazioni locali molto diverse. Ai capi opposti della classifica, la Asl Nuoro dichiara una soluzione positiva ogni 18 cani catturati, mentre la Asl Foggia riporta di aver trovato soluzione a più di 5 cani a fronte di un cane catturato. Secondo le risposte fornite dai comuni, le performance peggiori nel ricollocamento dei cani sono state ottenute in Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania, come conferma anche l’incrocio dei dati con quelli sull’anagrafe canina regionale.
L’48,87% dei comuni dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, mentre l’accesso ai locali pubblici e negli uffici è regolamentato in poco più di un comune su 9 (nell’11,38% dei casi). I comuni costieri che hanno regolamentato l’accesso alle spiagge sono ancora il 6%. Pochi, 5,24%, anche i comuni che hanno adottato un regolamento per facilitare cremazione, inumazione e tumulazione dei nostri amici a quattro zampe. Arrivo e sosta di spettacoli con animali sono regolamentati nel 9,03% dei comuni. Botti e fuochi d’artificio nell’11,56%. Poco più di un comune su 15 ha adottato (6,59% dei casi) ha adottato un regolamento contro l’uso di esche e bocconi avvelenati, che si sta prepotentemente affacciando dalla campagna in città.
Anche rispetto agli spazi aperti dedicati agli animali d’affezione (le cosiddette “aree per cani”), i dati restituiscono una realtà assai differenziata. Stando ai comuni che hanno risposto positivamente (16,17%) risultano 1.246 aree, in media uno spazio dedicato ogni 8.789 cittadini residenti, distribuito ogni 10,5 chilometri quadrati. In positivo, Segrate (MI) dove risulta un’area per cani ogni 1.335 cittadini e ogni 0,70 kmq. Molto bene anche Milano con un’area dedicata ogni 3.527 cittadini e una distribuzione spaziale ogni 0,52 kmq. In negativo, Napoli dove risulta un’area ogni 246.363 cittadini e una distribuzione spaziale ogni 29,76 kmq e Messina (120.799 cittadini e ogni 106,88 kmq).
Infine, diversi segnali indicano che stanno crescendo rapidamente di numero altre specie animali, purtroppo non solo domestiche - roditori, rettili, uccelli, invertebrati - alle quali stiamo assegnando, indipendentemente dalle loro esigenze etologiche e spaziali, la funzione di animali da compagnia. In molti casi, queste specie sono costrette a vivere, loro malgrado, in contesti artificiali, dove le criticità emergono in pochissimo tempo, producendo enormi sofferenze animali e costi sociali ed economici crescenti. È urgente intervenire subito per regolamentare il fenomeno.

Categorie: Green Life

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